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Keyleth,

I write to let you and your companions know that the repair of Westruun is proceeding well. I will not bore you with the details. Suffice to say that our children are well-fed and safe, our elderly and infirm are cared-for and comfortable. Without the help of you and yours, this would not be the case.

The folk in charge argue constantly, but that is to be expected. And it is no bad thing; they all want the same good things in different ways. I listen mostly, and do what I can to make sure they listen to each other. Without listening, nothing good can happen.

The town… when I say the repair is going well… it is a hard thing for me to talk about. I am not a particularly clever man, and much of this is new to me. When you make a mistake with metal, you can melt things down and start fresh. It is irritating, and it costs in time and soot and sweat, but it can be done. There is a comfort in iron, knowing that a fresh start is always possible. But a city is not a sword. It is a living thing, and living things defy simple fixing. Roots cannot be reforged. They scar, and broken branches must be cut and sealed with tar. And this makes me angry, as it always has, and my anger has no place to go.

It was easier when I was young. I could use my anger like a hammer against the world. I was so sure of myself, and my friends, and my rightness. I would hammer at the world, and breaking felt like making to me, and I was good at it. And while I was not wrong, neither was I entirely right. Nothing is simple.

I do not work in wood. I am not brave enough for that. There is a comfort in iron. A promise of safety. A second chance if mistakes are made. But a city is more a forest than a sword. No… it needs more tending than that. Perhaps a city is like a garden, then.

So these days it seems that I have become a gardener. I dig foundations in the earth. I sow rows of houses. I plan and plant. I watch the skies for rain and ruin. I cannot help but think that you would be better at this. But circumstance has put both of us in our own odd place. You are forced to be a hammer in the world, and my ungentle hands are learning how to tend a plot of land. We must do what we can do.

Did you know that there are some seeds that cannot sprout unless they are first burned? A friend once told me that. She was… she was a bookish sort. I think of gardening constantly these days. I wear your gift, and I think of you. And I think it is interesting that there are some living things that need to pass through fire before they flourish.

I ramble. You have the heart of a gardener, and because of this you think of consequence, and your current path pains you. I am not wise, and I do not give advice, but I have come to know a few things. Sometimes breaking is making. Even iron can start again, and there are many things that move through fire and find themselves much better for it afterward.

I have enclosed a gift. Once it was a sword, but it has changed. It is a small thing and silly. Please forgive an old man for his foolishness. Still, I hope it brings you some small comfort.

Kindly,
Ker

Ovvero: come ho suonato in uno stadio di fronte a 15’000 persone

Volevo pubblicare questo post ad un mese esatto dal concerto, ovvero il 24 agosto (due giorni fa, tre se ci metto molto a scriverlo), ma tra una cosa e l’altra mi accontenterò di scriverlo nella stessa settimana😉

Per chi avesse vissuto sotto una roccia negli ultimi sei mesi: il 24 luglio a Cesena 1062 musicisti si sono trovati allo stadio ed hanno suonato un intero concerto (18 canzoni) davanti a circa 15’000 persone. Io sono stato uno dei 1062.

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Prequel

Tutto ha inizio il 1 aprile di quest’anno, ore 11:13 (ho controllato su Whatsapp😉 ), quando il buon Federico mi manda un messaggio dicendomi che quest’anno i ragazzi di Rockin’ 1000 (che l’anno scorso avevano messo assieme 1000 musicisti per suonare una canzone dei Foo Fighters, per convincerli a venire a Cesena) hanno deciso di fare un intero concerto, di nuovo con 1000 musicisti, e mi chiede se mi piacerebbe andare a vederlo.

Vederlo? Tsk, andiamo a suonarci!, rispondo io. Le audizioni erano aperte, era necessario mandare un video in cui si dimostrava di saper suonare lo strumento prescelto. Mi trastullo un paio di giorni con l’idea, ed il weekend successivo prendo in mano la bimba, che non suono praticamente da due anni (ormai la mia vena musicale è acustica, come dimostrato in altre sedi), e produco questo.

Non ascoltatelo, è una performance abbastanza triste sull’assolo… ma indipendentemente dal mio giudizio, la cosa va in porto e due settimane dopo mi accettano!

Le prove

Non c’è moltissimo da dire sulle prove a casa: l’organizzazione ci manda dei video tutorial e le stesse basi che avremo poi in cuffia, e nell’arco dei tre mesi successivi provo le varie parti delle canzoni, sostanzialmente come chitarra ritmica (gli assoli sono fatti quasi esclusivamente dai musicisti solisti che ci preparano i tutorial).

Fast forward al 21 luglio, primo giorno di prove: dopo un po’ di fila per la registrazione, entriamo allo stadio ed iniziamo a provare. Quel giorno siamo solo chitarre (le altre sezioni provano prima e dopo di noi, o nel caso dei cantanti in un luogo a parte). Iniziamo tutti cauti (era stato fatto un po’ di terrorismo sul tenere volumi moderati e portare amplificatori piccoli), ma il Maestro dopo 30 secondi di prove ci dice di alzare a palla l’amplificatore, e per la prima (ed unica?) volta nella mia vita metto il master volume del Fender Mustang I a 9/10 e il volume della Fender Stratocaster a 9/10, e nonostante questo più che sentire con l’udito sento dentro me stesso l’amplificatore durante i brani (e sono solo 20 Watt a stato solido!).

Se volete avere una vaga idea di come potrebbe suonare “Seven nation army” in mezzo a 250 chitarristi…

Chiaramente sentite solo noi, gli altri strumenti non ci sono ancora e la base è in cuffia.

Tra il venerdì ed il sabato pomeriggio proviamo prima con bassi e batterie, poi con i cantanti, poi con tastiere, violini e cornamuse (!) la scaletta: certe canzoni sono un po’ noiose, altre sono qualcosa di fantastico, e si percepisce già così che sarà un’emozione unica, pur non riuscendo a sentire praticamente nessun altro a parte le batterie (bassi, cantanti e tutti gli altri strumenti sono troppo lontani e rivolti verso gli spalti perchè noi si riesca a percepire qualcosa).

Sabato sera la prova generale, con tanto di registrazione audio e video. Tutti i musicisti entrano allo stadio dalla curva lato ferrovia: un’emozione entrare sul prato tutti in fila in mezzo ai riflettori, anche se lo stadio è in realtà vuoto. Un’emozione anche quando, tra un accordo e l’altro, si ha tempo di pensare al fatto che si sta veramente suonando in una situazione unica e non dico irripetibile, ma sicuramente molto particolare.

Il concerto

Domenica 24 luglio: entriamo allo stadio dopo una lunga coda, perchè l’ingresso è scaglionato e siamo in ritardo: è piovuto tutta la mattina, ed i tecnici stanno piano piano riattivando la corrente a tutti gli amplificatori. Per fortuna funzionerà tutto. Posizioniamo lo strumento, proviamo l’amplificatore, poi fuori dal campo.

Passiamo due lunghissime ore seduti in curva, ad osservare lo stadio che va a riempirsi, mangiucchiando la cena: per quanto mi riguarda, un certo nervosismo inizia a farsi sentire, e dopo mezzo panino non riesco più a mandare giù altro. E’ vero, nessuno sentirà mai quanto sto suonando, ma io voglio fare comunque una cosa precisa e pulita, e per questo durante il concerto sarò quasi sempre nella mia posizione, mentre tanti si muovono verso gli spalti o addirittura staccano l’amplificatore e corrono di qua e di là anzichè suonare.

Finalmente, alle 21:00, entriamo sul campo come la sera prima, questa volta accolti dagli applausi di 15’000 persone. Prendiamo posizione, attendiamo che tutti si sistemino (le chitarre entrano per prime), e finalmente si parte.

Vi ho messo due video girati dai miei genitori ed il video ufficiale uscito finora, con “Rebel rebel”. Quando il giorno dopo andrò a sentire i primi video, finalmente sentirò i cantanti ed i bassi (e tutti gli altri strumenti), che mai avevo sentito per 4 giorni di prove e concerto.

Quindi?

Quindi un’emozione unica, un’esperienza indimenticabile: la prima volta in cui uso in pubblico la chitarra elettrica (finora mi era capitato di usare in pubblico solo quella acustica), la uso davanti a 15’000 persone in uno stadio, nella versione più loud possibile. Anche le sudate durante le prove sotto il sole, le due corde rotte durante il concerto (!), le file per la riconsegna delle cuffie, l’attesa prima dell’inizio: tutte cose che si possono rifare altre 2, 5, 10 volte (magari le corde rotte no…), pur di poter ripetere una simile avventura!

Siamo ora tutti in attesa di ulteriori video ufficiali o (più probabilmente) delle riprese e registrazioni ufficiali dell’evento.

La scaletta

Setlist
1) Bitter Sweet Symphony
2) Come Together
3) Gold on the ceiling
4) Born to be wild
5) Jumping Jack Flash
6) It’s a long way to the top
7) C’mom everybody
8) Seven Nation Army
9) Blitzkrieg Bop
10) Smell like teen spirit
11) Rebel Rebel
12) Police on my back
13) People have the power
14) Rockin in the free world
15) Song 2
Encore
1) Bis Rebel Rebel
2) Medley
3) Learn To Fly

Le canzoni migliori (per me): “Rockin’ in the free world”, “It’s a long way to the top”, “Smells like teen spirit”, e naturalmente il medley con i riff più famosi dei Led Zeppelin (e due riff di Jimi Hendrix, but who cares about him!).

L’effetto di queste canzoni, finora sentite solo dal centro del gruppo dei chitarristi, è qualcosa di unico; a distanza di un mese, ogni volta che mi passa in testa l’attacco di “It’s a long way to the top” dopo il primo assolo di cornamuse, ho in testa l’immagine dei batteristi che battono il quarto sui tom con una mano e tengono l’altra alzata in aria, e mi viene la pelle d’oca.

All’inizio del post ho messo alcune foto: la maggior parte mie, un paio fatte dai fotografi ufficiali. Al momento non ci sono foto ufficiali in cui ci sia anche io, se non l’ultima della serie, in cui mi vedete di sfuggita in alto a sinistra (la tracolla “Crime scene” gialla è inconfondibile).

Un enorme grazie a Federico, che ha scoperto l’evento e che ha dato inizio a tutto questo, ed a tutte le amiche e gli amici che sono venuti a Cesena a dare il loro supporto (ed a godersi l’evento😀 )!

Il modus operandi di Dio, rifletté, è quello di convertire il male nel bene. Se nella realtà ha luogo una Sua attività, non può che essere questa, per quanto i nostri occhi non siano in grado di percepirla; il processo resta nascosto sotto la superficie della realtà, ed emergerà solo col tempo. Per il bene, forse, dei nostri eredi in attesa. Persone insignificanti che non sapranno quale terribile battaglia abbiamo combattuto, e le perdite che abbiamo subìto, a meno che non ne ricavino una vaga nozione da qualche nota a pie’ di pagina di un testo di storia minore. Una qualche breve menzione. Senza alcun elenco dei caduti.

Martha Rivera Garrido

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro

Il legno era del colore del caffè scuro, della terra appena dissodata. La curva del guscio era perfetta come l’anca di una donna. Era un’eco sommessa, era corde e strimpellio vivaci. Il mio liuto. La mia anima tangibile.

Ho sentito quello che scrivono i poeti sulle donne. Compongono rime, rapsodie e menzogne. Ho osservato marinai a riva fissare silenziosi le onde del mare gonfiarsi lente. Ho osservato vecchi soldati con il cuore simile a cuoio avere le lacrime agli occhi al vedere i colori del loro re garrire al vento. Datemi ascolto: questi uomini non sanno nulla dell’amore.

Non lo troverete nelle parole dei poeti o negli occhi bramosi dei marinai. Se volete conoscere l’amore, guardate le mani di un girovago mentre crea la sua musica. Un girovago sa.


Denna suonava in modo lento, quasi solenne. Troppe persone pensano che sia la velocità a contraddistinguere un bravo musicista. È comprensibile. Quello che Marie aveva fatto all’Eolian era straordinario. Ma la velocità con cui si sanno suonare le note è solo la minima parte della musica. Il tempismo è la vera chiave. È come raccontare una barzelletta. Chiunque può ricordare le parole. Chiunque può ripeterla. Ma far ridere qualcuno richiede qualcosa di più. Raccontare una barzelletta più veloce non la rende più divertente. Come per molte cose, l’esitazione è meglio della fretta. Ecco perché esistono così pochi veri musicisti. Molti sanno cantare o eseguire una melodia su un violino. Un carillon può suonare una canzone in maniera impeccabile, una volta dopo l’altra. Ma sapere le note non è sufficiente. Devi sapere come suonarle. La velocità giunge con il tempo e l’esperienza, ma il tempismo è qualcosa con cui si nasce. O ce l’hai o non ce l’hai.


Il fatto era che, con la mia musica, potevo far fronte a tutto il resto. La mia musica era il collante che mi teneva assieme. Solo due giorni senza e stavo cadendo a pezzi.


Pensate alla musica come a una città intricata come Tarbean. Negli anni che avevo trascorso lì, ero giunto a conoscere le sue strade. Non solo quelle principali. Non solo i vicoli. Conoscevo scorciatoie, tetti, parti delle fogne. Per questo motivo, potevo muovermi per la città come un coniglio su un pruno. Ero rapido, sveglio e astuto. Denna, d’altro canto, non era mai stata addestrata. Non sapeva nulla delle scorciatoie. Si potrebbe pensare che fosse stata costretta a vagare per la città, sperduta e inerme, intrappolata in un dedalo tortuoso di roccia e malta. Ma invece lei camminava semplicemente attraverso i muri. Non sapeva fare altrimenti. Nessuno le aveva mai detto che non poteva farlo. Per questo, si muoveva attraverso la città come una creatura fatata. Percorreva strade che nessun altro poteva vedere, e questo rendeva la sua musica selvaggia, strana e libera.


Perché questo abbia un senso, dovete capire qualcosa che ogni musicista sa. Cantare un pezzo nuovo dà agitazione. Ancora di più. È terrificante. È come spogliarsi per la prima volta di fronte a una nuova amante. È un momento delicato.

Chiedere di tenere in mano lo strumento di un musicista è quasi come chiedere a un uomo di poter baciare sua moglie. I non musicisti non capiscono. Uno strumento è come un compagno e un amante.


La musica è un’amante orgogliosa e capricciosa. Dalle il tempo che si merita ed è tua. Snobbala e arriverà un giorno in cui la chiamerai e lei non risponderà.


Non riuscivo a sopportare di stare vicino alla musica e non esserne parte.


Dio mio, quanto detesto la poesia. Come si possono ricordare parole che non sono state messe in musica?

[…]

Ricordati questo, figliolo, se anche dovessi dimenticarti tutto il resto. Un poeta è un musicista che non sa cantare. Le parole devono trovare la mente di un uomo prima di poter toccare il suo cuore, e le menti di alcuni uomini sono bersagli tragicamente piccoli. La musica tocca direttamente il loro cuore. La giusta musica può trasportare le tue parole, non importa quanto piccola o testarda sia la mente di chi ascolta.

Penny dreadful S02E05

John Clare: I’ve always been moved by John Clare’s story. By all accounts he was only five feet tall, so… considered freakish. Perhaps due to this, he felt a singular affinity with… the outcasts and the unloved… the ugly animals… the broken things.
“I am yet what I am none care or knows. My friends forsake me like a memory lost. I am a self-consumer of my woes. They rise and vanish in oblivious host, like shadows in love’s frenzied stifled throes. And yet I am, and live like vapors tossed…”

Vanessa Ives: “I long for scenes where man hath never trout. A place where woman has never smiled or wept. There to abide with my creator, God. And sleep as I in childhood sweetly slept. Untroubling and untroubled where I lie. The grass below, above the vaulted sky.”

[…]

John Clare: [Love is] The kind touch of a hand.
Vanessa Ives: I saw it earlier. I was having coffee with a friend. He’s in love with someone, though I don’t know if he knows it. But… she touched his hand. And his face… something I had never seen before. A kind of peace, anyway.
John Clare: The cruelest kind. It’s lethal, that touch… for it leaves your heart at the mercy of another. You’re so unprotected.
Vanessa Ives: We’re all awkward in love. Mine has always gone awry. When I have opened myself to it in the past, it’s left me… damaged. The consequences are too grave.
John Clare: And what is our recompense? We who cannot cast out boats on that sea.
Vanessa Ives: And how are we to navigate the waters when they are so alien?

[…]

John Clare: I’ve… met a woman recently, in fact. But I don’t know how to behave.
Vanessa Ives: As yourself.
John Clare: Or as anything but. I’m so maladroit Miss Ives. I can speak poetry to the end of days, but… I cannot take her hand in this hand, so… pale and ugly. All the stratagems of the battle are unknown to me. When to laugh… how to laugh. How to stand and sit and bow and dance.