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30-day song challenge

Un mese fa ho incrociato quest’immagine su Twitter, ed ho deciso di seguire la challenge per i successivi 30 giorni, pubblicando le canzoni su Facebook.

Per tante categorie ci sarebbero potute essere numerose canzoni, per altre è stato più difficile, penso anche perché per più di qualche canzone inglese non sempre si è prestata attenzione al significato del testo, e quindi alcune possibili scelte magari non vengono in mente.

Ecco il risultato finale, terminato oggi:

  1. A song you like with a color in the title: Pink Floyd, Goodbye blue sky
  2. A song you like with a number in the title: Hans Zimmer, 160 bpm
  3. A song that reminds you of summertime: Macarena
  4. A Song that reminds you of someone you’d rather forget: Florence and the machine, Shake it out
  5. A song that needs to be played loud: Led Zeppelin, Whole lotta love
  6. A song that makes you want to dance: Glen Hansard, Lowly deserter
  7. A song to drive to: Joe Bonamassa, Drive
  8. A song about drugs or alcohol: Red Hot Chili Peppers, Under the bridge
  9. A song that makes you happy: Bryan Adams, House arrest
  10. A song that makes you sad: Glen Hansard, Bird of sorrow
  11. A song you never get tired of: Deep Purple, Highway star
  12. A song from your preteen years: 883, Nessun rimpianto
  13. A song you like from the 70s: Led Zeppelin, In my time of dying
  14. A song you’d love to be played at your wedding: Led Zeppelin, Since I’ve been loving you
  15. A song you like that’s a cover by another artist: Eddie Vedder, Hard sun
  16. A song that’s a classic favorite: Led Zeppelin, Rock and roll
  17. A song you’d sing a duet with someone on karaoke: The swell season, Falling slowly
  18. A song from the year you were born: Dire Straits, Brothers in arms
  19. A song that makes you think about life: Ben Harper, Learn it all again tomorrow
  20. A song that has many meanings to you: Glen Hansard, Winning streak
  21. A song you like with a person’s name in the title: Bruce Springsteen, The ghost of Tom Joad
  22. A song that moves you forward: Bruce Springsteen, Land of hope and dreams
  23. A song you think everybody should listen to: Fabrizio De André, Khorakané
  24. A song by a band you wish were still together: Pink Floyd, Comfortably numb
  25. A song you like by an artist no longer living: Chris Cornell, Through the window
  26. A song that makes you want to fall in love: Simon & Garfunkel, Bridge over troubled water
  27. A song that breaks your heart: Bob Dylan feat. Eddie Vedder, Girl from the north country
  28. A song by an artist whose voice you love: Bryan Adams, Summer of ‘69
  29. A song you remember from your childhood: Leonard Cohen, Suzanne
  30. A song that reminds you of yourself: Colin Hay, Waiting for my real life to begin

Rispetto ai 30 giorni pubblicati ho invertito 19 e 30, che hanno più senso così, e sono poco entusiasta della scelta di 3, ma non ho canzoni che associo all’estate, escluse quelle ascoltate per giorni e giorni in campeggio da piccolo…

Enjoy!

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Ormai questo blog viene usato giusto una volta l’anno, per pubblicare questo post… e ci accontenteremo, almeno per ora!

È giunta l’ora quindi delle 10 canzoni dell’anno! Quest’anno ha visto l’introduzione di Spotify nella mia vita, e più di qualche artista d quelli qui sotto elencati è stato scoperto (o riscoperto) proprio per questo!

  • Jeremy Soule, Dragonborn: un collega ha nominato la colonna sonora di “The elder scrolls V: Oblivion”, e pur non avendoci mai giocato, mi sono innamorato della colonna sonora, perfetta soprattutto per i giorni di pioggia! Brano simbolico qui riportato
  • Avenged Sevenfold, Hail to the king: scopro il metal a più di trent’anni, ma tant’è… bel brano, non male il gruppo
  • Sonata Arctica, Letter to Dana: idem come sopra, scoperto per la playlist collaborativa “nomi” fatta in ufficio
  • Dulce Pontes, Alfonsina y el mar: trasferito il concetto delle playlist a tema dall’ufficio alla mia raccolta di CD, ho finalmente ascoltato alcuni dei brani dei CD di Dulce Pontes che avevo comprato un paio di anni fa, e questo spicca per bellezza
  • Joe Bonamassa, No good place for the lonely: Joe è il mio artista dell’anno, scoperto ed innamorato, tanto da andare nella sua crociera blues l’anno prossimo; gli ultimi due album sono al momento i miei preferiti, e la seconda metà di questo con super assolo stupendo
  • Delta Rae, I will never die: Gloria anche ai gruppi Indie, questo il mio preferito dei due CD che hanno finora pubblicato
  • Fabrizio De André, Anime salve: dopo anni se non decenni, ascoltata finalmente una raccolta, e scoperti tanti brani stupendi; prendo questo simbolicamente
  • Erik Satie, Gymnopedie I: un po’ di musica classica, Satie in generale molto bello
  • Colin Hay, Maggie: canzone scoperta per caso sempre dalle playlist tematiche, tristissimo ma ritmico e quindi un accostamento di sentimenti particolare. Subito imparato!
  • Rage against the machine, Killing in the name: il brano più bello da suonare, e secondo me anche da aver ascoltato dagli spalti, a Rockin’ 1000 Firenze 2018

Finisce un altro anno, ed è tempo per un’altra playlist! Le dieci canzoni significative del 2017, qui sotto elencate!

  • Hans Zimmer – Journey to the line: dalla colonna sonora di “The thin red line”, unica cosa che si salva di quel film; l’ho sempre ritenuta bella, ma questo brano in particolare una volta visto dal vivo diventa indimenticabile!
  • Pearl Jam – Black (Eddie Vedder): una delle pochissime canzoni che apprezzo dei Pearl Jam, ma la versione solista di quest’anno fatta da Eddie a Firenze, in ricordo di Chris Cornell, è stata un’emozione unica
  • Wye Oak – Civilian: scoperta con “Longmire”, bel ritmo, un connubio di elettronico e grezzo molto ben riuscito
  • Katzenjammer – Bad girl: il gruppo è un po’ un mischione di cose, ma questa canzone è davvero accattivante e suonata live rende davvero molto!
  • Iron Maiden – The prophecy: canzone scelta in modo del tutto simbolico, per indicare un anno in cui l’ascolto degli Iron Maiden è stato a dir poco spasmodico! Gruppo preferito, non c’è niente da fare
  • Bryan Adams – Summer of ’69: torna in auge dopo anni, per un solo motivo: sentirla dal vivo, considerando che è stata la prima canzone che io abbia mai imparato, è stato indimenticabile
  • Queens of the stone age – No one knows: non ho partecipato alla reunion di Rockin’ 1000 quest’anno, perché non mi entusiasmava come evento, tuttavia mi ha fatto scoprire questa canzone, di cui mi piace un sacco l’energia (il basso!)
  • Marketa Irglova – Without a map: breve ossessione di fine anno, con questa canzone da “Muna”, album che preferisco meno rispetto a “Anar” di Marketa. Canzone con un bel significato, anche se un po’ troppo religiosa (c’è un “Padre nostro” alla fine…)
  • Glen Hansard – Bird of sorrow: forse era già in classifica un paio di anni fa, ci ritorna in quanto la versione solo voce e piano che Glen ha suonato nel tour di questa primavera dà un tocco ancora più malinconico al tutto
  • Dublin Delayed – Big-eyed boy: questa entra di diritto in classifica, in quanto prima canzone che abbiamo composto nel gruppo! Al momento non disponibile online, resta privilegio di chi partecipa ai nostri live 😉

Epi Stathopoulo

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Un anno fa ho pubblicato quella che ho considerato essere la mia playlist del 2015, ovvero una decina di canzoni che ho scoperto o riscoperto nell’anno, e che ho ascoltato in modo ossessivo durante quell’anno.

Dato che era stata una cosa carina da fare, la ripropongo anche per quest’anno: ecco perciò la mia playlist del 2016, in ordine sparso ed assolutamente non esaustiva 🙂

  • Bruce Springsteen – Land of hope and dreams con questa canzone, Springsteen ha aperto il concerto del 2 luglio a San Siro, che ho potuto godere dagli spalti. Da allora, non appena inizia mi viene la pelle d’oca, in qualunque contesto
  • AC/DC – It’s a long way to the top (if you wanna rock n’ roll) tante le canzoni belle al concerto dei Rockin’ 1000 di quest’anno, ma quella che più mi dà i brividi da riascoltare (in versione originale, in attesa del disco ufficiale del concerto!) è questa: la ripresa dopo il primo assolo delle cornamuse, giravi lo sguardo a destra e vedevi i batteristi colpire lo snare con un braccio alzato… fantastico
  • Dire Straits – Romeo & Juliet quest’anno mi ha dato l’occasione di impararla come si deve, e di suonarla al matrimonio di amici davanti a tutti gli invitati, e per di più in un duo inedito, e questo la porta di gran carriera in questa lista
  • Traditional – The wild rover più di qualche canzone è uscita durante la vacanza a Dublino ed in Irlanda di quest’autunno, ma questa scala la classifica in quanto associata ad un lungo viaggio in macchina in compagnia 😉
  • Birdy – Skinny love da quest’autunno ho una band, e delle cover che facciamo questa è stata la scoperta migliore: voce e piano, più che sufficienti per regalare emozioni. Difficile da rendere il piano con una chitarra acoustica, though…
  • Joseph – I don’t mind scoperte per caso su un canale YouTube, preferite di gran lunga live nei video pubblicati, quando ci sono solo una chitarra e le loro voci. Ok, loro sono carine, ma la canzone e l’emozione che mettono mi ricorda le canzoni gridate di Glen, ed il messaggio passa
  • Colm Mac Com Iomaire – A farewell to the sea il violinista di Glen ai tempi dei Frames, scoperto per caso ascoltando una compilation di un festival irlandese; bello tutto l’album, questa è secondo me la canzone migliore
  • Rodriguez – Crucify your mind scoperto quasi per caso (Rodriguez), da un documentario TV a lungo dimenticato e poi ritrovato: tante belle canzoni, con significati profondi. Scelgo questa, perchè la suono anche io
  • Eddie Vedder – Girl from the North Country ok, so che è di Bob Dylan, ma preferisco la versione live di Eddie Vedder: per quanto anche l’originale mi piaccia, Eddie riesce a trasmettere la malinconia di questa canzone in modo così reale ed emozionante…
  • Glen Hansard – Winning streak album nuovo, canzone ripetuta ossessivamente; suonata in ogni salsa: con gli amici, a due voci con la band, sul sentiero di un faro ad agosto. May your winning streak, may it never end!

Victor Hugo

Music expresses that which cannot be said and on which it is impossible to be silent.

Keyleth,

I write to let you and your companions know that the repair of Westruun is proceeding well. I will not bore you with the details. Suffice to say that our children are well-fed and safe, our elderly and infirm are cared-for and comfortable. Without the help of you and yours, this would not be the case.

The folk in charge argue constantly, but that is to be expected. And it is no bad thing; they all want the same good things in different ways. I listen mostly, and do what I can to make sure they listen to each other. Without listening, nothing good can happen.

The town… when I say the repair is going well… it is a hard thing for me to talk about. I am not a particularly clever man, and much of this is new to me. When you make a mistake with metal, you can melt things down and start fresh. It is irritating, and it costs in time and soot and sweat, but it can be done. There is a comfort in iron, knowing that a fresh start is always possible. But a city is not a sword. It is a living thing, and living things defy simple fixing. Roots cannot be reforged. They scar, and broken branches must be cut and sealed with tar. And this makes me angry, as it always has, and my anger has no place to go.

It was easier when I was young. I could use my anger like a hammer against the world. I was so sure of myself, and my friends, and my rightness. I would hammer at the world, and breaking felt like making to me, and I was good at it. And while I was not wrong, neither was I entirely right. Nothing is simple.

I do not work in wood. I am not brave enough for that. There is a comfort in iron. A promise of safety. A second chance if mistakes are made. But a city is more a forest than a sword. No… it needs more tending than that. Perhaps a city is like a garden, then.

So these days it seems that I have become a gardener. I dig foundations in the earth. I sow rows of houses. I plan and plant. I watch the skies for rain and ruin. I cannot help but think that you would be better at this. But circumstance has put both of us in our own odd place. You are forced to be a hammer in the world, and my ungentle hands are learning how to tend a plot of land. We must do what we can do.

Did you know that there are some seeds that cannot sprout unless they are first burned? A friend once told me that. She was… she was a bookish sort. I think of gardening constantly these days. I wear your gift, and I think of you. And I think it is interesting that there are some living things that need to pass through fire before they flourish.

I ramble. You have the heart of a gardener, and because of this you think of consequence, and your current path pains you. I am not wise, and I do not give advice, but I have come to know a few things. Sometimes breaking is making. Even iron can start again, and there are many things that move through fire and find themselves much better for it afterward.

I have enclosed a gift. Once it was a sword, but it has changed. It is a small thing and silly. Please forgive an old man for his foolishness. Still, I hope it brings you some small comfort.

Kindly,
Ker