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Martha Rivera Garrido

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro

Il legno era del colore del caffè scuro, della terra appena dissodata. La curva del guscio era perfetta come l’anca di una donna. Era un’eco sommessa, era corde e strimpellio vivaci. Il mio liuto. La mia anima tangibile.

Ho sentito quello che scrivono i poeti sulle donne. Compongono rime, rapsodie e menzogne. Ho osservato marinai a riva fissare silenziosi le onde del mare gonfiarsi lente. Ho osservato vecchi soldati con il cuore simile a cuoio avere le lacrime agli occhi al vedere i colori del loro re garrire al vento. Datemi ascolto: questi uomini non sanno nulla dell’amore.

Non lo troverete nelle parole dei poeti o negli occhi bramosi dei marinai. Se volete conoscere l’amore, guardate le mani di un girovago mentre crea la sua musica. Un girovago sa.


Denna suonava in modo lento, quasi solenne. Troppe persone pensano che sia la velocità a contraddistinguere un bravo musicista. È comprensibile. Quello che Marie aveva fatto all’Eolian era straordinario. Ma la velocità con cui si sanno suonare le note è solo la minima parte della musica. Il tempismo è la vera chiave. È come raccontare una barzelletta. Chiunque può ricordare le parole. Chiunque può ripeterla. Ma far ridere qualcuno richiede qualcosa di più. Raccontare una barzelletta più veloce non la rende più divertente. Come per molte cose, l’esitazione è meglio della fretta. Ecco perché esistono così pochi veri musicisti. Molti sanno cantare o eseguire una melodia su un violino. Un carillon può suonare una canzone in maniera impeccabile, una volta dopo l’altra. Ma sapere le note non è sufficiente. Devi sapere come suonarle. La velocità giunge con il tempo e l’esperienza, ma il tempismo è qualcosa con cui si nasce. O ce l’hai o non ce l’hai.


Il fatto era che, con la mia musica, potevo far fronte a tutto il resto. La mia musica era il collante che mi teneva assieme. Solo due giorni senza e stavo cadendo a pezzi.


Pensate alla musica come a una città intricata come Tarbean. Negli anni che avevo trascorso lì, ero giunto a conoscere le sue strade. Non solo quelle principali. Non solo i vicoli. Conoscevo scorciatoie, tetti, parti delle fogne. Per questo motivo, potevo muovermi per la città come un coniglio su un pruno. Ero rapido, sveglio e astuto. Denna, d’altro canto, non era mai stata addestrata. Non sapeva nulla delle scorciatoie. Si potrebbe pensare che fosse stata costretta a vagare per la città, sperduta e inerme, intrappolata in un dedalo tortuoso di roccia e malta. Ma invece lei camminava semplicemente attraverso i muri. Non sapeva fare altrimenti. Nessuno le aveva mai detto che non poteva farlo. Per questo, si muoveva attraverso la città come una creatura fatata. Percorreva strade che nessun altro poteva vedere, e questo rendeva la sua musica selvaggia, strana e libera.


Perché questo abbia un senso, dovete capire qualcosa che ogni musicista sa. Cantare un pezzo nuovo dà agitazione. Ancora di più. È terrificante. È come spogliarsi per la prima volta di fronte a una nuova amante. È un momento delicato.

Chiedere di tenere in mano lo strumento di un musicista è quasi come chiedere a un uomo di poter baciare sua moglie. I non musicisti non capiscono. Uno strumento è come un compagno e un amante.


La musica è un’amante orgogliosa e capricciosa. Dalle il tempo che si merita ed è tua. Snobbala e arriverà un giorno in cui la chiamerai e lei non risponderà.


Non riuscivo a sopportare di stare vicino alla musica e non esserne parte.


Dio mio, quanto detesto la poesia. Come si possono ricordare parole che non sono state messe in musica?

[…]

Ricordati questo, figliolo, se anche dovessi dimenticarti tutto il resto. Un poeta è un musicista che non sa cantare. Le parole devono trovare la mente di un uomo prima di poter toccare il suo cuore, e le menti di alcuni uomini sono bersagli tragicamente piccoli. La musica tocca direttamente il loro cuore. La giusta musica può trasportare le tue parole, non importa quanto piccola o testarda sia la mente di chi ascolta.

Penny dreadful S02E05

John Clare: I’ve always been moved by John Clare’s story. By all accounts he was only five feet tall, so… considered freakish. Perhaps due to this, he felt a singular affinity with… the outcasts and the unloved… the ugly animals… the broken things.
“I am yet what I am none care or knows. My friends forsake me like a memory lost. I am a self-consumer of my woes. They rise and vanish in oblivious host, like shadows in love’s frenzied stifled throes. And yet I am, and live like vapors tossed…”

Vanessa Ives: “I long for scenes where man hath never trout. A place where woman has never smiled or wept. There to abide with my creator, God. And sleep as I in childhood sweetly slept. Untroubling and untroubled where I lie. The grass below, above the vaulted sky.”

[…]

John Clare: [Love is] The kind touch of a hand.
Vanessa Ives: I saw it earlier. I was having coffee with a friend. He’s in love with someone, though I don’t know if he knows it. But… she touched his hand. And his face… something I had never seen before. A kind of peace, anyway.
John Clare: The cruelest kind. It’s lethal, that touch… for it leaves your heart at the mercy of another. You’re so unprotected.
Vanessa Ives: We’re all awkward in love. Mine has always gone awry. When I have opened myself to it in the past, it’s left me… damaged. The consequences are too grave.
John Clare: And what is our recompense? We who cannot cast out boats on that sea.
Vanessa Ives: And how are we to navigate the waters when they are so alien?

[…]

John Clare: I’ve… met a woman recently, in fact. But I don’t know how to behave.
Vanessa Ives: As yourself.
John Clare: Or as anything but. I’m so maladroit Miss Ives. I can speak poetry to the end of days, but… I cannot take her hand in this hand, so… pale and ugly. All the stratagems of the battle are unknown to me. When to laugh… how to laugh. How to stand and sit and bow and dance.

Mi è stato fatto notare, recentemente, che è parecchio che non pubblico più niente su questo blog! Quale modo migliore se non riprendere con la mia playlist delle 10 canzoni che hanno ossessionato perseguitato reso musicalmente interessante questo 2015? Il range è piuttosto vario, sia come generi che come data della scoperta (alcune canzoni le conoscevo da anni, altre sono entrate nella mia libreria musicale praticamente un mese fa).

In fondo al post trovate un link alla playlist su Youtube, qui sotto invece un elenco delle canzoni con una motivazioncina… in alcuni casi personale, quindi può avere senso solo per me🙂

  • Blackmore’s Night – Village lanterne se me lo chiedete oggi, ritengo sia la miglior canzone dei BN: non ha grandi assoli di chitarra, tutto sommato, ma datemi un climax ed io sono contento, a prescindere dal genere
  • Bruce Springsteen – Tougher than the rest una signora canzone d’amore, in pieno stile Springsteen (quindi non smielata ma quasi dura), con tanto di pezzo d’armonica (quasi) facilmente suonabile… e poi, anch’io voglio un cravattino texano!
  • Colin Hay – Waiting for my real life to begin scoperto grazie a Scrubs: un testo eccezionale, e rappresenta un po’ anche il mio stato attuale, in attesa che la vita vera abbia inizio…😉
  • Florence + The Machine – Shake it out anche questa scoperta grazie ad un telefilm (HIMYM): altro testo molto bello, sul peso dei rimpianti ed in generale del passato, e di come sia difficile staccarcisi a volte
  • Glen Hansard – Bird of sorrow new entry (scoperta direttamente al suo al live all’Alcatraz), ed in questo momento la mia canzone preferita di Glen: inizia triste ma arriva ad essere speranzosa, e la parte “incazzata” è trasmessa con il grandissimo trasporto tipico del cantante irlandese; il significato malinconico e romantico è poi da brividi… se solo fosse facilmente cantabile!
  • Glen Hansard & Marketa Irglova – When your mind’s made up canzone piuttosto nota (da me), entra in classifica perchè è tutto sommato fattibile cantarla e la parte “incazzata” aiuta a sfogarsi quando necessario…
  • Iron Maiden – Rime of the ancient mariner anche questa è nelle mie playlist da un po’, ma quest’anno ho comprato “Powerslave” e quindi l’ho ascoltata molto di più: un capolavoro, riassume gli Iron Maiden alla grande: lunghi intrecci di chitarre e basso, una parte “sospesa” e poi il doppio attacco porta agli assoli…
  • Marketa Irglova – Crossroads entrata di recente: in generale adoro il pianoforte come strumento, e qui il testo è davvero bello
  • Yann Tiersen – Comptine d’un autre ete – L’apres midi la motivazione è la stessa: un gran pezzo per pianoforte
  • Augustin Barrios – Una limosna por el amor de dios (scoperta interpretata da John Williams, nella playlist la suona Ana Vidovic) pezzo classico stupendo: il tremolo resta un modo di suonare fantastico, e ribadisco come nessun altro tipo di chitarra, indipendentemente dagli effetti e dagli amplificatori usati (e, intendiamoci, ce ne sono che adoro) riesce a battere il suono delle corde di nylon di una chitarra classica…
[youtube https://www.youtube.com/playlist?list=PLHJ9R_JE8Edpctr255hENxMPOqCMXbS1f]

If you’ve never programmed a computer, you should. There’s nothing like it in the whole world. When you program a computer, it does exactly what you tell it to do. It’s like designing a machine — any machine, like a car, like a faucet, like a gas-hinge for a door — using math and instructions. It’s awesome in the truest sense: it can fill you with awe.

A computer is the most complicated machine you’ll ever use. It’s made of billions of micro-miniaturized transistors that can be configured to run any program you can imagine. But when you sit down at the keyboard and write a line of code, those transistors do what you tell them to.

Most of us will never build a car. Pretty much none of us will ever create an aviation system. Design a building. Lay out a city.

Those are complicated machines, those things, and they’re off-limits to the likes of you and me. But a computer is like, ten times more complicated, and it will dance to any tune you play. You can learn to write simple code in an afternoon. Start with a language like Python, which was written to give non-programmers an easier way to make the machine dance to their tune. Even if you only write code for one day, one afternoon, you have to do it. Computers can control you or they can lighten your work — if you want to be in charge of your machines, you have to learn to write code.

[…] and I realized that feeling “stuck” is not due to not knowing what to do, but to knowing exactly what to do, and being afraid to act upon this insight.

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