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Aggiorno il mio scaffale d’oro (i 10 libri che metterei in un’ipotetica libreria d’oro): ci sono romanzi che non posso credere di aver dimenticato la volta precedente…

  • “Il signore degli anelli”, J.R.R. Tolkien
  • “Addio alle armi”, E. Hemingway
  • “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, E. Brizzi
  • “Dracula”, B. Stoker
  • “L’ultimo dei Mohicani”, J.F. Cooper
  • “Due di due”, A. De Carlo
  • “Guida galattica per autostoppisti”, D. Adams
  • “Il cacciatore di aquiloni”, Khaled Hosseini
  • “L’ombra dello scorpione”, Stephen King
  • “Il conte di Montecristo”, A. Dumas

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Prendo spunto dal post “Lo scaffale d’oro” (link) di un blog che seguo (sperando che all’autrice originale non dispiaccia), per indicare quei 10 libri che io metterei nello scaffale d’oro ideale della mia libreria, ovvero quello scaffale (immaginario) dedicato ai libri un po’ speciali per ciascuno di noi. C’è il difetto che questi libri negli anni cambiano un po’, è difficile fare un best of e sarei stato tentato di inserire qualcosa degli ultimi che ho letto, forse troppo vicini temporalmente per poterli giudicare appieno. Alla fine in classifica ho inserito tutti libri letti qualcosa come 8-10 anni fa, e che sono i primi a cui penso se penso alla letteratura che mi piace davvero.

Spero nella mia classifica non ci siano troppe facezie… in no particular order:

  • “Il signore degli anelli”, J.R.R. Tolkien
  • “Addio alle armi”, E. Hemingway
  • “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, E. Brizzi
  • “Dracula”, B. Stoker
  • “L’ultimo dei Mohicani”, J.F. Cooper
  • “Due di due”, A. De Carlo
  • “Guida galattica per autostoppisti”, D. Adams (1)
  • “Rainbow Six”, T. Clancy (2)
  • “La scomparsa di Patò”, A. Camilleri (3)
  • “Il conte di Montecristo”, A. Dumas

(1) per la precisione, dovrei indicare tutta la serie

(2) c’è stata una serie di estati adolescenziali in cui ne ho letti una quantità industriale di Clancy, alla fine R6 resta un po’ l’iniziatore della serie (lo scrittore l’ho scoperto dal videogioco…)

(3) qualcuno potrebbe dire che è un titolo strano di Camilleri da inserire qui, ma è stato il primo che io abbia mai letto dell’autore

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Il genere Fantasy

Riflettevo su una cosa: il genere “fantasy” (in letteratura, naturalmente) è sempre (nella mia esperienza) un genere caratterizzato dalla malinconia.

E’ un’idea che avevo già da parecchi anni, me l’ero fatta appena finito di leggere “Il Signore degli Anelli”, che penso si possa considerare un po’ il padre del genere e sicuramente l’ispirazione primaria di chiunque si cimenti a scrivere questo tipo di storie (se qualcuno se lo chiedesse: no, non ho idea di quale sia l’evoluzione del fantasy, quindi magari un fine letterato potrebbe considerare la frase precedente profondamente e filologicamente sbagliata, ma tant’è…). Dopo aver abbandonato questo genere per diverso tempo, l’ho un po’ ripreso negli ultimi anni, e trovo continuamente conferme di questa idea: da “La Torre Nera” di Stephen King alla saga degli “Witcher” di Andrzej Sapkowski a quelle delle “Mondo Emerso” di Licia Troisi.

Altri generi sono percorsi da una sorta di pessimismo ed ineluttabilità, ma la nota con cui terminano è generalmente positiva (penso ai thriller, per esempio); nel caso del fantasy, c’è sempre l’idea che il mondo, così come lo si conosce, stia ormai finendo ed i protagonisti in un certo senso lottino contro i mulini a vento, ovvero pur sconfiggendo il cattivo di turno, non siano in grado di sovvertire la rovina in atto o che la storia si ripeta più avanti. Mi chiedo se questo sia dovuto al fatto che tutti ereditino il mood di fondo di Tolkien o se sia una caratteristica intrinseca del genere. Allo stesso tempo, mi chiedo se questo rifletta più da vicino il mondo in cui viviamo, rispetto ad altre avventure più o meno irrealistiche che accadono ad esempio nei thriller.

Anche la fantascienza spesso riesce ad avvicinarsi ai temi reali, non solo prevedendo conseguenze possibili (anche se in alcuni casi esagerate) delle tecnologie con cui ci confrontiamo, ma anche riprendendo in alcuni casi conflitti e sentimenti che si ritrovano anche nella realtà: in quei casi, tuttavia, il sentimento prevalente è comunque positivo al termine (magari non sempre, ma in generale da che mi ricordi io). Il pessimismo è più tipico ad esempio dell’horror, ma lì raramente si riflette il mondo reale e quindi tocca di meno l’animo del lettore.

Spero che questa idea non sia troppo biased dal sentimento triste che si manifesta sempre al termine della lettura di una saga: a causa di questa malinconia, nel fantasy è anche più difficile da sopportare che in altri romanzi.

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