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Erlang

Una breve nota: data la necessità (o meglio, il desiderio) per la demo della mia tesi di provare anche su Ubuntu Erlang R14, ovvero l’ultima release stabile che già uso su Debian testing, e dato che Maverick (e forse anche Narwhal) continua a proporre la versione 13, ho deciso di rendermi autonomo.

Nel mio PPA potete trovare i pacchetti della release R14A (risalente a giugno), in un backport diretto (vale a dire as is) dei pacchetti presenti in Squeeze; ho tentato l’installazione, e la mia demo funziona egregiamente, ma non ho testato null’altro, compresi i vari Wings3D ed altri programmi Erlang presenti nei repository; in sostanza, i miei pacchetti potrebbero non essere utili per voi e/o fare danni ai vostri sistemi, io non mi prendo alcuna responsabilità in merito.

Usateli perciò con attenzione, e soprattutto non provateli direttamente in produzione; se avete qualche osservazione o rilevate qualche problema, fatemi pure un fischio, tenendo presente che a) non sono il manutentore ufficiale e b) potrei non avere idea di come risolvere i vostri problemi 😀

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Tra ieri ed oggi ho aggiornato entrambi i computer ad Ubuntu 10.10 “Maverick Meerkat”, versione RC, ed ho pensato di scrivere una nota per i possessori di schede video ATI, dato che potrebbero incappare in qualche problemino immediatamente successivo all’aggiornamento.

In particolare: il driver closed fglrx viene correttamente aggiornato dall’update, ma immediatamente rimosso durante la fase di “pulizia”; il problema in questo caso è che viene rimosso praticamente a metà, di conseguenza dopo il riavvio non funziona più il video… la procedura che io ho seguito per ripristinare le cose è la seguente:

  1. accedete come root in modalità single (o, se preferite, aspettate che X non parta e loggatevi da console su F1-6), segate le cartelle /usr/lib/fglrx (eventualmente anche nella lib32, se siete su un sistema a 64 bit) e /etc/X11/xorg.conf, quindi riavviate il tutto e verificate che ora X parta (utilizzando il driver ATI open); se vi va bene quel driver, potete chiuderla qui; in caso contrario (ad esempio, throttling inesistente), andate al punto 2;
  2. installate (di nuovo!) fglrx, ed una volta ultimato eseguite da console aticonfig –initial, verificando che l’output di tale comando vi dica che ha modificato xorg.conf. Se così è, riavviate (again) ed avrete il driver proprietario correttamente installato e funzionante. Se non eseguite la configurazione iniziale, al riavvio vi verrà caricato il driver VESA, nulla di grave ma la risoluzione sarà bassina…

Per il resto, nessun problema ulteriore riscontrato. Fate solo attenzione al fatto che potreste ritrovarvi con frammenti di Network Manager installati ma non richiesti, il che potrebbe creare conflitti con Wicd (conflitti che non sembrano indicati così bene nei dettagli dei relativi pacchetti).

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Sono ormai due anni che con il buon Sante seguo lo sviluppo di Polinux, e per la creazione delle ISO abbiamo sempre seguito la customization guide: di fatto, si smonta la ISO dei CD, si installano i programmi in chroot e si rimonta detta ISO.

Ho tuttavia scoperto, non più tardi di due settimane fa, una seconda guida per creare liveCD da zero: usando il buon debootstrap, è infatti possibile creare una sorta di installazione base (minima) di Ubuntu, dalle dimensioni ovviamente molto ridotte, su cui è poi possibile installare qualunque pacchetto (compresi quelli per il riconoscimento hardware automatico, così da rendere il CD risultante live a sbattimento zero).

Ho utilizzato con discreta soddisfazione la tecnica per costruire un liveCD da usare in una demo che ho presentato per la tesi, e sono rimasto davvero colpito dalla semplicità ed efficacia della cosa: un sistema base Ubuntu con installato solamente Erlang, Vim e Git produce un’immagine disco di poco più di 200 MB, perfetti da essere usati in VirtualBox diskless (con l’accortezza, naturalmente, di non spegnere le macchine ma di sospenderle, pena la perdita dei dati); sicuramente un notevole risparmio, tenendo conto che avevo bisogno di 4 piccole macchine per creare una rete distribuita, ed ora anzichè avere 4 hard disk ciascuno da 1 GB circa, ho una sola ISO da 200 MB!

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Tanto per cambiare, si discute su Ubuntu, e naturalmente i commenti sono perlopiù contrari alla politica che Canonical sta perseguendo (e mi riferisco, ad esempio, al rinnovamento del brand), ma ormai a questo ci siamo abituati, ed è un fatto dovuto principalmente al fatto che i geek che stanno intorno a Linux troppo spesso lasciano avvicinarsi solo coloro che sanno come minimo ricompilare un kernel, altrimenti (a loro parere) dovresti restare col tuo bel Windows/Mac.

Dopo aver letto un paio di post interessanti, vorrei semplicemente aggiungere che, di fatto, Canonical sta cercando di mantenere sia l’aspetto commerciale che l’aspetto comunitario del proprio prodotto (che, ricordiamolo, resta un prodotto rivolto ad un mercato, non è fatto da hobbisti); in particolare, regge il secondo tramite il nome, l’idea che sta dietro al nome, ed alcuni servizi interessanti (riflettevo, mentre facevo login per scrivere quest’articolo, che uso proprio l’OpenID di Launchpad…), mentre per il primo decide di dare una fresh look al brand, e si rivolge a grafici privati e non alla community.

Il secondo post afferma che il generare una specie di “gara” tra gli utenti avrebbe portato ad un lavoro magari di qualità inferiore ma che avrebbe ulteriormente cementato la comunità: ebbene, è un discorso che non ha alcun senso: Canonical deve vendere il suo brand, non crea un logo per la gloria(TM), ma per motivi di marketing, e non può farlo fare a cani porcique.

Può essere che, ad un certo momento, facciano come Red Hat e creino una distro collaterale (Fedora), può darsi che invece decidano di continuare a mantenere tutto insieme come ora, ma di certo (come, del resto, anche Pollycoke scrive) non si può pretendere che abbiano comportamenti completamente dettati dalla community stessa.

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Ho letto gli ultimi due numeri di Ubunchu, il manga giapponese su Ubuntu (non sanno più cosa inventarsi), e dato che l’ho già citato in precedenza (no, non sto linkando il vecchio post, mi ci vuole una vita per ritrovarlo…), lo ri-cito, riproponendo questa immagine veramente carina…

Ubunchu ep.3

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Mi sono finalmente iscritto ad Ubuntu One, ma soprattutto sono riuscito a farlo funzionare anche sotto l’accoppiata KDE/Chrome (quest’ultimo deve essere usato per permettere al servizio di riconoscere il proprio computer), utilizzando la versione beta della applet per Gnome (esiste un prototipo di applicazione per KDE, ma è ancora sotto intenso sviluppo).

Oltre ai 2 GB di spazio su disco remoto, che sono offerti gratuitamente e che sono abbastanza interessanti, specie se ho dei documenti da passare da un computer all’altro senza dover accendere ogni volta entrambi, la cosa essenziale è stata stamattina l’installazione dell’ultima versione di Tomboy, l’applicazione che io uso per scrivere note e sulla quale ormai ne ho quasi 400, ovvero difficilmente la cambierò (almeno in attesa di una buona versione di SemNotes); da adesso infatti è possibile sincronizzare le note su Ubuntu One, e di conseguenza posso finalmente avere il medesimo archivio di note su tutti i miei computer, senza dovermi preoccupare ogni volta di copiare avanti ed indietro la cartella dove le note stesse sono salvate su disco.

Insomma: decisamente soddisfatto…

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Torrents

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Non vedo da che cosa lo si potrebbe intuire… 😀

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