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Matteo Rossi

[In Haskell] The empty square bracket is a polymorphic constant.

Ecco uno dei video pubblicati da Marco Martin, l’autore di KDE Plasma Netbook, sullo stato dell’unione verso la release 4.5; lo riporto qui non tanto perchè io sia un utilizzatore di quest’interfaccia, quanto più che altro perchè ieri sera mi sono sparato l’intero keynote di Steve Jobs sull’iPad (meglio tardi che mai, no?), ed oltre ad essermi quasi innamorato di detto prodotto (che, ve lo dico, mi comprerei subito se avessi i soldi da buttarci, specie tenendo conto che la conversione dollaro -> euro è stata fatta 1:1, maledetto cambio di valuta…), ammetto che l’aver visto il video qui riportato mi ha ricordato, almeno in parte, l’interfaccia Apple.

Ora, non dico che si equivalgano, specie perchè ovviamente Marco non ha un iPad su cui provarlo, e non so se esista il supporto multitouch anche in altri device, ma l’idea di avere un prodotto analogo (e per analogo intendo con la stessa durata di batteria) ma con sopra Linux e KDE Plasma Netbook, mi attira veramente da morire…

Dio è morto

Ronnie James Dio

Ronnie James Dio

Sono ormai due anni che con il buon Sante seguo lo sviluppo di Polinux, e per la creazione delle ISO abbiamo sempre seguito la customization guide: di fatto, si smonta la ISO dei CD, si installano i programmi in chroot e si rimonta detta ISO.

Ho tuttavia scoperto, non più tardi di due settimane fa, una seconda guida per creare liveCD da zero: usando il buon debootstrap, è infatti possibile creare una sorta di installazione base (minima) di Ubuntu, dalle dimensioni ovviamente molto ridotte, su cui è poi possibile installare qualunque pacchetto (compresi quelli per il riconoscimento hardware automatico, così da rendere il CD risultante live a sbattimento zero).

Ho utilizzato con discreta soddisfazione la tecnica per costruire un liveCD da usare in una demo che ho presentato per la tesi, e sono rimasto davvero colpito dalla semplicità ed efficacia della cosa: un sistema base Ubuntu con installato solamente Erlang, Vim e Git produce un’immagine disco di poco più di 200 MB, perfetti da essere usati in VirtualBox diskless (con l’accortezza, naturalmente, di non spegnere le macchine ma di sospenderle, pena la perdita dei dati); sicuramente un notevole risparmio, tenendo conto che avevo bisogno di 4 piccole macchine per creare una rete distribuita, ed ora anzichè avere 4 hard disk ciascuno da 1 GB circa, ho una sola ISO da 200 MB!

Mandriva vende…

E’ di ieri la notizia, esposta per prima dalla Distowatch Weekly e ripresa oggi anche su Pollycoke, che Mandriva (l’azienda, naturalmente) è in vendita.

E’ una notizia, di cui peraltro ho già accennato su FB, che mi rattrista molto: in primo luogo perchè il mio passaggio a Linux è dovuto proprio a Mandriva stessa (o meglio, a Mandrake quando ancora si chiamava così), che con il suo installer e sistema di partizionamento facilitato mi permise, in quell’estate del 2003, di restringere abilmente la partizione del computer di famiglia, senza perdere un solo bit di dati, e di entrare finalmente nel magico mondo dei sistemi operativi seri (TM). Ammetto di non aver usato molto quella distro (il passaggio a Slackware è stato piuttosto rapido… e non dico altro…), e di non essere mai andato oltre a qualche prova sporadica in seguito (ammettiamolo: il sistema degli rpm è inguardabile rispetto ai deb), ma lei è sempre rimasta nel mio cuore.

La seconda motivazione del dispiacere è data dal fatto che Mandriva è stata ed è tuttora la principale sostenitrice del progetto Nepomuk su KDE, contribuendo attivamente (that is: pagando) alcuni degli sviluppatori che ci lavorano. Ora, direi che ormai è risaputo come io ritenga il desktop semantico (e la semantica in generale) il futuro dei computer, abbandonando finalmente il paradigma del filesystem, decisamente obsoleto, e certamente avere un’azienda che sponsorizza tale iniziativa sarebbe un’ottima cosa.

Insomma, non ci resta che aspettare e vedere cosa succederà a questa azienda ed ai suoi prodotti, sperando naturalmente nel meglio possibile.

Avete presente “Maggot brain” dei Funkadelic? Ebbene, tra ieri e oggi ho deciso di tentare un paio di esperimenti col buon Behringer UCG 102 e la fedele Fender, più che altro testando alcuni programmi che ho intenzione di mostrare tra un paio di settimane a lezione (ai corsi Linux), ed i risultati sono stati sicuramente positivi (per quanto io non sia chissà che cosa come chitarrista… ma da un punto di vista informatico, ci siamo sicuramente).

Plenty of screenshots a dimostrarlo, naturalmente:

Jack runnin'

La prima schermata mostra il demone Jack (sotto l’attenta supervisione di QJackCtl), con tutti gli ingressi e le uscite dei programmi che stavo usando (e che ora vi descrivo brevemente)… da notare il numero estremamente basso di XRun, essenzialmente dovuti all’avvio delle applicazioni “jack-savvy” a demone già avviato, e questo nonostante il tutto stesse girando sul fedele eeeBox (con load average a 3.5, nei momenti di massimo splendore…).

Rakarrack & SooperLooper

Qui invece stanno girando Rakarrack, compilato da Git, e SooperLooper: il primo è la “pedaliera virtuale” per eccellenza, da notare il numero di effetti attivi (e non si vede il wah esterno che avevo collegato alla chitarra), mentre il secondo permette di avere da 1 a n loop attivi e funzionanti come base; in questo caso, il primo è dedicato ad un giro di chitarra (peraltro, lo stesso di Maggot brain), mentre il secondo ad una ritmica, preparata con Hydrogen (un banale 6/4).

Ardour

Infine, ecco Ardour che gira e registra le tre tracce (ridotto a icona potete notare anche Hydrogen, usato all’inizio per creare il loop).

My maggot

Machiavelli

Deve essere ricordato che nulla è più difficile da pianificare, più dubbio a succedere o più pericoloso da gestire che la creazione di un nuovo sistema.
Per colui che lo propone, ciò produce l’inimicizia di coloro i quali hanno profitto a preservare l’antico e soltanto tiepidi sostenitori in coloro che sarebbero avvantaggiati dal nuovo.

Oud turco

Studio Siv apre all’etnico, in particolare al mondo arabo, ed ecco perciò la new entry: un (autentico) Oud turco!

Non ci ho ancora messo le mani sopra, dato che sono qui a Milano mentre l’oggetto è a casa, ma devo ammettere che non vedo l’ora di sperimentarlo! Maggiori dettagli perciò seguiranno più avanti…

Naturalmente, non posso che ringraziare mia madre per aver effettuato l’acquisto in quel di Ankara, e mia sorella per aver scattato la foto (fresca fresca di giornata) 🙂

Lezioni di piano

C’è un grande silenzio dove non c’è mai stato suono, c’è un grande silenzio dove suono non può esserci, nella fredda tomba, del profondo mare.

KDE 4.5 trunk

Anche KDE 4.5 (da SVN nello screenshot) sta incorporando le icone “monocromo” nella tray bar, così come ad esempio sta per fare Ubuntu 10.04… le voci corrono (e devo ammettere che l’effetto finale non è malvagio)!