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Posts Tagged ‘informatica’

Negli ultimi due giorni mi sono sparato i primi 14 capitoli di “Agile Web development with Rails“, arrivato mercoledì a tempo di record dall’Inghilterra (con Amazon, naturalmente), e dopo aver ricostruito (sì: copiato riga per riga) l’applicazione di esempio (una semplice libreria online), posso dare un primissimo giudizio al tutto, anche se sto ancora rileggendo il codice scritto di corsa in due pomeriggi, principalmente blind write, per capire che cosa è successo.

Direi, comunque, che l’impressione è finora positiva: da un punto di vista di ingegneria del software, sono estremamente felice della forzata separazione MVC, così come delle facilitazioni per il testing: le user stories, in particolare, sono veramente spettacolari (lo unit test o il functional test non è così diverso da JUnit (ovviamente, essendo la base di partenza la stessa), quindi cose che avevo già visto (ed accuratamente evitato) fino ad oggi); la possibilità infatti di definire un percorso di navigazione di test, per verificare se effettivamente questo viene rispettato, è sicuramente molto utile, specie tenendo conto che siamo in un contesto Agile, quindi se non si scrivono test sicuramente si rischia di rendere il tutto immanutenibile (neologismo?).

Per il resto, non posso che confrontarlo con PHP, unico altro linguaggio con cui ho scritto siti Web (se escludiamo una breve parentesi con J2EE, ma troppo breve per essere rilevante): alcune cose sono secondo me più semplici, mi vien da dire la funzione h() per fare escaping di schifo, in PHP non mi ricordo mai quale delle due/tre funzioni serve allo scopo; anche la scrittura di XML (RSS) è decisamente carina, così come altri particolari che non sono comunque mai troppo lontani da PHP stesso (in cui non ho mai usato un framework, peraltro, quindi…).

Sicuramente una killer feature è la possibilità di ottenere un form AJAX con cinque righe di codice, ed io avevo finora solo visto applicazioni AJAX e temevo vivamente il momento in cui avrei dovuto tentare di scrivere io del codice, ma mi devo ricredere. In particolare, la possibilità di scrivere un Javascript in Ruby è magnifica (oltre che un po’ un ossimoro)…

Ora devo tornare ai miei esami, finita la sessione dovrei scrivere un sito in autonomia, per mettere effettivamente le mani nel framework come si deve; per il momento, comunque, direi che lo promuovo a pieni voti.

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KDE SC 4.4

KDE SC 4.4

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If you are using Ubuntu 9.10 (Karmic) and the Kubuntu Beta repository, you may have noticed that the release of 4.4 RC2 broke the PyKDE bindings, which were left at version 4.3.x; for (temporarily) solving the issue, I have rebuilt the 4.3.95 packages from Ubuntu 10.04 (Lucid) to Karmic, without any modifications, and you can find them on my PPA. I don’t know if the Beta PPA will provide the final 4.4.0 bindings, mine are just for the RC2 release.

Please notice that they are absolutely not to be considered as stable or widely tested or any of this; they just Work For Me, and they may work for someone else, but I cannot guarantee anything on that.

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Ho letto gli ultimi due numeri di Ubunchu, il manga giapponese su Ubuntu (non sanno più cosa inventarsi), e dato che l’ho già citato in precedenza (no, non sto linkando il vecchio post, mi ci vuole una vita per ritrovarlo…), lo ri-cito, riproponendo questa immagine veramente carina…

Ubunchu ep.3

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Sto guardando il video dell’intervista di Youtube con il presidente americano Obama: Youtube ha chiesto ai cittadini degli Stati Uniti di pubblicare domande da fare ad Obama, testuali o tramite video (naturalmente), successivamente sono state votate e le migliori per le varie categorie (economia, politica estera, whatever) sono state effettivamente chieste ed hanno ricevuto risposta.

Ve li immaginate i nostri politici fare una cosa del genere? E non parlo di quei pochi (giovani per lo più) che già ora lo fanno, ma della stragrande maggioranza, Governo in testa. Ma se nel momento in cui Grillo chiede a Schifani (presidente del Senato, ricordiamolo, seconda carica dello Stato se ben ricordo) di poter avere un incontro trasmesso su Internet, lui rifiuta… altrochè trasparenza!

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ADSL

Aaaaaahhhh!!! C’è l’ADSL di Telecom a Corbola!!! Ed infatti nevicchia, per confermare la rarità dell’evento…

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Dopo svariate release di Pulseaudio, lo strato software che di fatto dovrebbe fungere da una sorta di “megamixer” per tutte le applicazioni che necessitano di uscite (o ingressi) audio, il cui il funzionamento rasentava il penoso (ricordo quando la prima cosa che si faceva in un PC appena installato era rimuoverlo), ora finalmente pare che il tutto inizi ad avere un senso.

Mi sento di dire questo dopo la spettacolare serata UrbanTerror di ieri sera, in cui tutte le applicazioni audio si univano armoniosamente senza scatti e gracchiare vario: KDE su pulseaudio, Skype su pulseaudio (ingressi ed uscite) e UT stesso su pulseaudio (da notare che per fare questo bisogna installare la libsdl compilata con pa, disinstallando quella con alsa), ed in cuffia si sentivano chiaramente tutti i suoni, provenienti dai diversi programmi; volendo sperimentare un po’, il buon pavucontrol dovrebbe anche permettere di gestire al meglio le fonti, decidendo ad esempio quali volumi massimi assegnare a ciascuna di esse, ma ammetto di non essermici soffermato troppo.

Unico neo, Flash ogni tanto pare fare le cose a modo suo, e sfortunatamente Firefox, una volta chiuso, non elimina l’istanza che ha creato del player (npviewer.bin sul mio sistema), e questo crea un po’ di problemi in merito (a differenza, ad esempio, di Rekonq, che chiude tale istanza in uscita), in particolare con UT stesso. Ma insomma, non è un mondo perfetto (e, soprattutto, Flash è proprietario).

Offtopic: prezioso è stato anche il suggerimento di lanciare UrbanTerror in una seconda istanza di X, come suggerito dal wiki di Arch Linux; su Ubuntu è necessario editare il file /etc/X11/Xwrapper.config, per permettere a tutti gli utenti di creare sessioni di X, e poi finalmente Kopete non lancerà più le sue notifiche in sovrapposizione col videogioco (specie se usate, come me, Colibrì come notification system).

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Stanotte sono incazzato, e forse questo post farà incazzare qualcun altro, ma onestamente è ora di dire quello che va detto.

Due anni fa abbiamo iniziato, qui al Politecnico, una nuova esperienza: uno Student Branch di IEEE (la più grande associazione di divulgazione scientifica in ambito tecnologico, attiva da 125 anni in tutto il mondo). Al primo incontro saremo stati almeno una quarantina, entusiasti di partecipare ad un gruppo internazionale di questa portata; ci siamo iscritti, pagando dei soldi, direttamente all’associazione internazionale, questo per dimostrare l’impegno iniziale non solo di “volontariato”.

L”emozione di quei primi giorni era palpabile: abbiamo creato un giornalino (addirittura rischiando uno scisma tra noi stessi), collaborando perfino con un’università francese, e ricordo che si pensava in grande: la possibilità di invitare personaggi famosi, poter usare il nome di IEEE per dare peso alle conferenze; avevamo addirittura pensato di riunire lo Student Branch con il POuL.

Poi, così com’è nato, il gruppo è morto.

Dopo i primi diciamo tre mesi? Quattro? Non c’è stato più un incontro, un evento organizzato, nulla: io ed altre persone, attive nelle associazioni studentesche, eravamo presi a dare nuova linfa al POuL stesso, e nessun altro è stato in grado di motivare adeguatamente l’interesse verso le opportunità offerte dal gruppo, vuoi per un motivo vuoi per l’altro (salvo riproporre ogni tanto iniziative esterne supportate attraverso IEEE, più come manovra pubblicitaria che per altre motivazioni).

La cosa incredibile è che veniamo addirittura pubblicati sul giornalino della regione 8, e parlo di qualche mese fa, come se portassimo ancora avanti qualche attività, e per cosa poi: per aver celebrato il 125mo anniversario di IEEE. In un evento con conferenzieri importanti, tra cui addirittura la persona che ha portato il primo calcolatore nella nostra università, un momento che avrebbe dovuto riunire secondo me come minimo l’intero dipartimento, dato che tutti lì dentro devono qualcosa a questa persona, in termini di eredità storica, ebbene in questo evento 20 persone si sono presentate come pubblico. Venti.

Ed è questa la cosa peggiore: vedere un’iniziativa iniziata sotto i migliori auspici, con un nome alle spalle, ottime possibilità “logistiche”, insomma un potenziale notevole, essere stata prima proposta con entusiasmo, poi abbandonata non appena gli interessi sono cambiati, estratta dalla naftalina solo quando fa comodo ed infine lasciata definitivamente a marcire.

E sì, sicuramente ognuno si prenderà le sue responsabilità, ma è una cosa veramente triste, e che provoca un certo dispiacere. E già vedo i miei detrattori, che magari mi chiederanno cosa ho fatto io per essa: io ho scritto per l’unico numero del giornalino, ci sono stato quando c’era bisogno per dare una mano in giro per Milano, e ci sarei stato in qualunque evento organizzato, in qualunque momento; allo stesso modo, potrei ancora esserci: la domanda da porci, tuttavia è se veramente c’è gente disposta a sbattersi adeguatamente o meno per questa iniziativa. E leggendo la mailing list del gruppo, forse non è più così.

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Tanto per inanellare il quarto post di giornata, ma non potevo non scrivere di questo fatto: oggi passo davanti ad un’edicola, mentre ritorno a Milano, e leggo la pubblicità di un manuale per utenti, che suona più o meno così: “Garageband: impara a suonare senza conoscere la musica!”.

Ora, a me sinceramente sono cadute le braccia (eufemismo) di fronte ad uno slogan che non esiterei a definire disarmante: promuoviamo l’ignoranza musicale? Facciamo passare l’idea che scrivere brani (anzi, “brani”) senza conoscere la musica, il suo linguaggio e le sue tecniche, sia una cosa buona? Ed è così che produciamo una massa di dilettanti allo sbaraglio, che mettono in fila tanti samples uno dietro l’altro e sono convinti di aver fatto l’opera della vita, magari la portano anche alle feste degli amici.

Poi vengono a lamentarsi che la cultura musicale è sempre in calo: per forza, di fronte a fatti del genere onestamente non vedo come possa essere diversamente. E non mi si venga a dire che poi magari uno, dopo un po’ che sperimenta col programma, si incuriosisce e decide di imparare veramente a suonare: primo, non è assolutamente detto; secondo, è lo stesso modo con cui un ragazzo inizia a suonare uno strumento seguendo pedissequamente una tablatura, senza avere la più pallida idea di cosa ci sia dietro (e davanti, e sopra e sotto e dappertutto).

Estrema delusione…

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Just a brief update: for those who follow the development of Sembrowser, I did not write a single line of code after the release of 0.1, and that’s because I have been a little busy during the Christmas holidays, for a university homework with today as the deadline. Also, the winter exam session will start in a couple of weeks, so don’t expect big surprises for a while.

In the meantime, if you use Ubuntu, finally the RC1 landed in the beta repository, so now Sembrowser can be packaged, and it is: the 0.1 can be found in my personal PPA (for Karmic, of course); I don’t know how often I will update it, I mean if I will create debs only when I will do an official release or more often. I’ll let you know when I will decide 🙂

P.S.: as a side note, I use(d) my PPA for personal experiments, so I suggest you to install Sembrowser only; any other package may mess up everything 😀

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