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Archive for the ‘Real world’ Category

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The idea behind this little experiment (and another one that I have in mind) is to include the physical world into the guitar effects chain: usually these effects simply act to an explicit interaction, the foot movement on a pedal, but why not include the guitar movements? This first experiment, in particular, uses an accelerometer to variate the output of a Wah pedal, depending on the inclination of the neck of the guitar itself.

Collect the informations

The first part of the circuit is all about getting data from the accelerometer and sending them to drive the effect. The accelerometer (a triple-axis model) is connected to a Telosb platform through a small prototipying board; the internal software (TinyOS, of course) samples the three ADCs (one for each axis) by mediating 10 consequent samples, packs the three 2-byte values into a packet and sends them through the radio. This operation is performed about 20 times per second. No radio power management is done here (I don’t really care about batteries to last only a few hours or days).

A second Telosb receives the radio packets. Now, the natural follow-up would be for the Telosb itself to drive a digital pot (through I2C, for example), but from this point of view the MSP430, the Telosb microcontroller, sucks A LOT: it has two multi-purpose hardware ports (called USART), each of them has a UART and a SPI interface, and one of them has also a I2C interface. One SPI is not connected in the board, while the other SPI and the I2C are already used by the radio, in the same port that has one UART (the other UART goes to a FTDI chip that sends data through the USB port). This means that driving the hardware port and communicating with the radio means having to share the resources and manage them so that only one is active at a time. I have to say that I was quite scared by this, first of all because TinyOS is not easy to be used to develop applications, and secondly because I am sending so many packets through the radio that I don’t know if timing was enough to start and stop each interface every time.

Thus, I decided to use an Arduino with an USB Host shield: in this way, the Telosb simply takes the radio packets and routes them to the usual USB serial port; the Arduino receives the data, unpackets the three accelerometer values, uses them in a moving average (to avoid too sudden movements) and puts the current value to a digital pot. In the end, I am using only one of the three axes (the X axis), and discarding the other two.

Colorsound Wah

Schematic view

Schematic view

I decided to use a wah pedal as the best effect to be driven by these movements, and I decided to use this schematic, with a couple of modifications; the interesting thing about this circuit is that an inductor, usually the essential part of a wah, is not needed: it just needs a transistor and several resistors and capacitors. The modifications are the two resistors R4 and R10, and the electrolytic capacitor and the diode on the power line on top (C1 and D1).

There are two different power supplies: 9V are provided by a battery, while the Arduino is powered separately and provides the 5V needed by the digital pot; this is done to avoid introducing noise to the effect, because the Arduino is also powering the Telosb radio.

Tests

The first tests have been made with a sketch on Processing showing a 3D box moving according to the accelerometer values; I have published several videos showing all these tests, with Arduino first and with the Telosb later. The final circuit is shown here (for some reasons the video is quite accelerated, I have no idea why but I think it involves the fact that all these videos are without an audio track, and Youtube does something wrong when loading them…), and I have added a brief video showing the result down here. The audio quality is quite low, I have recorded it with a microphone and not with an acquisition device, but for now it will suffice.

Final thoughts

I am not completely satisfied with the final result: trying a guitar effect on a breadboard is quite hard, because any movement of the wires introduces some noise, and it probably also lowers the effect of having capacitors in the circuit. I would try to move the circuit at least on a prototipying board, then lower the sampling timing again, from 50 ms to maybe 25-30 ms and see if the rest of the circuit is able to cope with it; also removing the Arduino and allowing the sink to directly drive the pot would lower the latency, but again the MSP430 makes it quite difficult (and I don’t have radio devices for the Arduinos, like for example the XBee shields). Bluetooth could be a solution to use a single platform (I already have a bluetooth shield for Arduino, and the USB Host supports some dongles). Also the moving average window could be reduced, to allow the effect to act quicker.

I think I will try also using a membrane like these instead of the accelerometer, to link the wah gain to the position of the left hand on the guitar neck (the membrane would be in the back of the neck), thus to the pitch of the music (higher pitch in general means the hand is nearer to the body of the guitar, lower pitch means the hand is farther away)… will see.

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Al secondo tentativo sono riuscito a saldare correttamente l’effetto tremolo preso su Musikding, ed a testarlo assieme al fuzz preso tempo fa; in foto alcuni momenti del montaggio e del test prima di inscatolarlo (ho tagliato in due un cavo mono e ne ho sistemato le estremità senza jack per poterle collegare ad una breadboard), il file audio è un insieme piuttosto casuale di accordi con il tremolo attivo ed il fuzz inizialmente attivo e poi spento.

Devo ancora testare a fondo le diverse impostazioni del primo, che comunque pare funzionare bene, mentre il secondo ha un leggero ronzio di fondo poco piacevole, per il resto è abbastanza divertente.

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Politometro

Politometro

Bè, direi che mi colloco esattamente dove mi aspettavo di essere…

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MEETmeTONIGHT 2012

MEETmeTONIGHT 2012

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Un breve follow-up della mia precedente recensione del Nexus 7, non tanto perchè io abbia (finalmente?) trovato un caso d’uso (aka un motivo serio) per usare il tablet, quanto piuttosto perchè oggi ho potuto testarlo “su strada” (termine non del tutto fuori luogo). Ho infatti effettuato un Milano – Venezia – Milano in giornata, ed ho portato con me solamente il Nexus come dispositivo (oltre al telefono, naturalmente), e posso perciò spendere due parole su come sia usarlo per intrattenimento e lavoro.

Il Nexus è stato acceso stamattina alle 7.30 circa, con la batteria al 60%, ed al mio arrivo a casa, 13 ore dopo (20.30), la batteria era scesa al 20%; nelle 13 ore è sempre stato acceso nelle seguenti condizioni:

  • 8.5 ore con la WiFi disattivata (perchè non in uso) e lo schermo in pausa (custodia chiusa)
  • 4 ore con la WiFi disattivata, ma utilizzato per guardare un video in 720p (1 ora circa) e per leggere un libro con l’app Kindle (un paio d’ore circa), la restante ora ho scritto alcune cose
  • 0.5 ore con la WiFi attivata, tethering dallo smartphone: di fatto, gestite le email e poco più per qualche minuto durante il viaggio d’andata e qualche minuto durante quello di ritorno

La parte di navigazione e di visualizzazione del video direi che è stata più che soddisfacente, così come avevo potuto sperimentare anche qui a casa; la lettura di un libro non è stata male, nonostante si tratti di uno schermo simile a quello di un computer.

La scrittura è il punto debole della catena: essendo in treno, non ho potuto sfruttare la registrazione vocale (che invece uso qui a casa alcune volte per rispondere alle email), e la tastiera resta abbastanza scomoda: l’uso con i due pollici è più comodo rispetto ad usare una mano (un dito di una mano) mentre si regge il dispositivo con l’altra, unico difetto la necessità di trovare una posizione buona per la mano sinistra, che regge dal lato in cui si chiude la cover, ed in alcune posizioni il magnete interviene anche a dispositivo aperto e fa scattare lo spegnimento dello schermo.

Il giudizio finale della scampagnata direi che è un 7.5: ottimo per gli aspetti ben noti, ma bisogna trovare un equilibro migliore in fase di scrittura: per quanto infatti non lo si usi comunque per scrivere poemi, risulta comodo per prendere qualche breve appunto, e non sarebbe male migliorare questa fase.

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Oggi è arrivato il nuovo Nexus 7, e dato che ci sono forti pressioni affinchè io scriva questa recensione, ecco cosa ne penso dopo poche ore di uso… questa recensione non può essere esaustiva, dato che ho provato solo poche cose ed altre mi aspettano nei prossimi giorni, ma le prime impressioni hanno di certo il loro peso.

Premetto inoltre che questo acquisto non è stato fatto con in mente un caso d’uso specifico, ma semplicemente con la voglia di provare un tablet che fosse venduto ad un prezzo “umano”, ed il fatto che sia 7″ non è male come idea.

Impressioni esterne (i.e., hardware)

Il modello che ho preso, e che peraltro è l’unico che vendono in Italia, è il 16 GB, che se da un lato costa 50 € di più dell’8 GB, dall’altro non dispiace dato che il dispositivo non ha uno slot SD (se vogliamo, unica pecca dell’insieme); esteriormente direi che il tablet è discretamente elegante, ed in portrait si tiene tranquillamente con una mano, con due se volete scrivere qualcosa; non posso fare confronti di peso o sottigliezza con altri tablet, dato che non ne ho mai usati, posso però dire che una custodia è sicuramente necessaria, non tanto e non solo per portarlo in giro, ma anche per avere il modo di tenerlo in verticale: nel momento in cui, infatti, volete metterlo in landscape per vedere un video, dopo qualche minuto la mano si stanca di tenerlo sollevato, e deve quindi essere appoggiato in qualche modo. Amazon vende già diversi modelli di custodia, la scelta non manca di certo.

Un’altra nota riguarda l’altoparlante: è disposto sul retro in basso (portrait), il che vuol dire che se guardate un video in landscape conviene avere delle cuffie, altrimenti l’audio è sbilanciato verso sinistra (o destra) rispetto allo schermo.

La webcam frontale non mi è parsa un gran chè: ho scaricato un’app per avviarla e poterla testare, e la qualità dei video non mi sembra eccezionale (non ho provato a fare foto, dato che essendo frontale non mi sembra una grande idea); d’altro canto, la vera prova del nove è Skype e non ho avuto occasione di provarlo ancora.

Ora, lo schermo: se penso che quest’affare viaggia a 1280×800 in 7″, che è la stessa risoluzione del mio vecchio Asus 15″… anyway, la qualità dell’immagine è spettacolare, direi paragonabile allo schermo di un Mac (e sicuramente superiore al mio HTC, non saprei rispetto ad un iPad), ed i due screenshot riportati sopra dovrebbero dimostrare questa cosa; ho fatto un test all’aperto (su richiesta), e direi che in controluce riflette discretamente il sole o il riverbero del cielo, mentre se rivolto verso una parete in ombra, si riesce a leggere tranquillamente. Direi che da questo punto di vista il mio HTC si comporta meglio (in entrambi i casi con la luminosità dello schermo al massimo), ma d’altronde quest’ultimo non ha uno schermo lucido…

La batteria in questo momento è all’80% dopo 6 ore e mezza di accensione, in cui l’uso reale del dispositivo (ovvero a schermo attivo, gestione della luminosità automatica) penso sia stato qualcosa come 1 ora e mezza – 2 ore massimo, per il resto è rimasto a schermo bloccato ma comunque connesso alla wifi e continuamente sincronizzato con il mondo(TM). Oh, and by the way: il caricabatterie USB fornito spara 2A @ 5V (so che a qualcuno interesserà saperlo…).

Impressioni interne (i.e., software)

Android 4.1.1 (l’ultimo “.1” arrivato al volo dopo 5 minuti dall’avvio) sembra davvero ben curato e sicuramente usabile: nessuno scatto nè sfogliando le app nè i menu nè il Web o altro, gli unici rallentamenti li ho notati con l’app Adobe nello scorrere il pdf riportato in uno dei due screenshot, ma non ho provato l’app integrata per i pdf (magari è ottimizzata meglio).

Non ho ancora esplorato a fondo tutti i menu, ed ho provato quasi esclusivamente le app dei social network (compreso Youtube); i video HD su YT si vedono decisamente bene, non ho provato streaming locale (anche perchè devo ancora configurare decentemente UPnP in casa) e non ho provato musica, che tuttavia non è un mio caso d’uso (per quella ho l’iPod, e comunque fino a che non aprono Google Play/Music/whatever in Italia (sì lo so si può fare comunque con Tor, che sbatti)…).

Una cosa che non avevo mai provato prima è stata la dettatura delle parole, in particolare scrivendo le email (in italiano): funziona direi abbastanza bene, bisogna parlare un po’ con calma (rispetto a me stesso, intendo), ma funziona; non so se/come si possano inserire i segni di interpunzione, ma al momento va bene così. Peraltro, nelle opzioni si può segnare di mettere la cosa in locale (altrimenti credo funzioni solo se connessa).

Ho anche provato a sfogliare un libro con l’app Kindle (c’è anche quella di Google, ma i libri li compro su Amazon, avendo anche un Kindle vero e proprio), e mi sembra si veda piuttosto bene: non che io abbia intenzione di fare grandi letture, ma direi che non è male.

Ora devo trovare qualcosa di buono per scrivere note online e sincronizzarle in giro, se avete consigli fatevi pure avanti; l’ideale sarebbe avere l’integrazione con il programma che già uso (Tomboy), ma la vedo dura…

Concludendo

Direi che il prodotto non è male, e per ora sono discretamente soddisfatto; non faccio ancora i salti di gioia (se li stavate aspettando), mi serve qualche giorno in più di uso ed una custodia adatta prima di poter dare il giudizio ultimo definitivo insindacabile. Siamo comunque sulla buona strada…

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Kindle & slides

Slides on Kindle

Slides on Kindle

Non avevo mai provato a visualizzare slides sul Kindle, e devo ammettere che il risultato non è affatto malvagio.

Se si tratta di leggere un articolo in pdf, infatti, il dispositivo è assolutamente inadatto, richiedendo continui zoom e spostamenti con un refresh dello schermo piuttosto lento (adatto se state sfogliando un libro, ma solo in quel caso); con un pdf di slides, invece, in modalità landscape è piuttosto comodo, almeno con un paio di presentazioni che sto seguendo in questi giorni (ed un esempio è quello mostrato nello screenshot qui sopra). Potrebbe non essere eccezionale con presentazioni molto fitte di testo, formule et al. (e bisogna ricordarsi che il tutto è in bianco e nero), ma se qualcuno è interessato a seguire una lezione o a studiare su un set di slides (idea discutibile, ma questa è un’altra storia), senza dover avere un computer sempre acceso (e senza avere un tablet), allora direi che il Kindle potrebbe essere abbastanza adatto.

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Fuzz Face Silicon

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Oggi ho finalmente dato gli ultimi ritocchi al nuovo pedale – effetto per chitarra: un Fuzz Face con transistor al silicio DIY!

Qualche mese fa, durante un periodo di esplorazione elettronica, ho infatti scoperto questo sito: vendono diversi componenti per costruire effetti per chitarra, e nel caso non si abbiano idee in proprio, si possono comprare kit già pronti. In particolare, quello in questione si trova qui. L’ho ordinato a suo tempo, facendo l’errore (se di errore si può parlare) di comprare l’enclosure intatta, con i buchi da fare; questo ha comportato il fatto che il circuito sia stato saldato qualcosa come quattro mesi fa, ma ho potuto provarlo solo ieri sera. Per una serie di vicende sparse, infatti, solo questa settimana ho fatto preparare i buchi per le manopole, gli ingressi e le uscite (thanks dad!), e ieri pomeriggio ho saldato l’insieme e tra ieri ed oggi ho provato qualche settaggio.

Premetto che io sono un amante di questo effetto, che è giusto il passettino successivo rispetto all’overdrive, che in generale è il mio effetto preferito (assieme al riverbero, tanto per dare a Cesare quel che è di Cesare); ora, per quanto riguarda il pedale in questione, già il fatto che funzioni è un piccolo successo; il suono non è male (anche se quando si parla di Fuzz tutti noi abbiamo in mente Gilmour, che sfodera il suono perfetto che una chitarra elettrica possa mai avere), anche se sto ancora cercando un’impostazione ottimale per il trimmer interno (che si regola a mano e non tramite manopola). Settimana prossima avrò la possibilità di provarlo sulla Fender (qui a casa ho infatti la Danelectro), e per allora registrerò un campione sonoro.

Unico difetto, se vogliamo: la scatola consigliata è veramente piccola; per dire, non ho montato la clip per la pila da 9V, dato che secondo me non ci sarebbe mai stata al suo interno. D’altro canto, senza pila utilizzo un alimentatore, con il quale ho dei problemi di ground loop ancora irrisolti (e che mi sfugge da dove saltino fuori, peraltro, ma questa è un’altra storia).

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Alan Turing plaque

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Mi prendo la briga (e di certo il gusto) di scrivere due righe su quello che penso della musica rockettara dei decenni passati, ispirato da due chiacchiere fatte via chat col buon Ale. Se non siete d’accordo, eh purtroppo… commenti antipatici verranno censurati senza preavviso (se volete la libertà d’opinione, non cercatela su questo blog!) 😉

Ora, non è che a me non piaccia la musica degli anni ’80, o che non ascolti metal o rock di quel decennio (vedi Metallica o Bryan Adams, per citare un esponente di ciascuno dei due generi); semplicemente, gli anni ’70 erano un altro mondo, la chitarra elettrica era un altro mondo, gli effetti erano un altro mondo. Devo premettere che sono un convinto worshipper dell’overdrive invece della distorsione, e che per quanto mi riguarda il primo effetto accoppiato ad un riverbero è tutto ciò di cui c’è bisogno per fare un adeguato casino; la distorsione spinta di un gruppo heavy metal è semplicemente troppo: certo, di tanto in tanto si sente il bisogno di spararsi violenza gratuita nelle orecchie (io in genere festeggio la scrittura di buon codice con Eruption, e le incazzature con St. Anger), ma la classe con cui i chitarristi degli anni ’70 trattavano il proprio strumento e le note che ne cavavano, è tutta un’altra cosa.

Altrimenti, come si spiega il fatto che dagli anni ’80 in poi gli assoli live sono assolutamente identici a quelli fatti in studio? Identici nota per nota… un Jimmy Page o un Ritchie Blackmore non hanno mai fatto due assoli uguali in tutta la loro carriera, e solo così puoi prendere un Dazed & confused da 6:26 minuti e tirarne fuori un’esibizione da 27:59 minuti (live in The song remains the same), o prendere uno Space Truckin’ da 4:33 minuti e transformarla in 19:54 minuti (live in Made in Japan) – ovviamente devi avere una band adeguata che ti supporta, il chitarrista non è tutto in una canzone di mezz’ora.

Per non parlare dei virtuosi metallari che ci sono in giro: certo, anch’io ascolto qualche canzone di Malmsteen, ma sinceramente dopo qualche minuto un po’ la voglia ti passa, dato che per il 90% delle canzoni ti mostra quanto è bravo a correre su e giù per la tastiera della sua Fender (e tanto di cappello, intendiamoci), ma vogliamo mettere con un Child in time, che ti mostra quanto tu possa comunque fare un assolo veloce ma significativo? Per non parlare di quest’assolo, assolutamente improvvisato (pur sulla base della versione studio), e che per quanto mi riguarda ad oggi è il miglior assolo che io abbia mai sentito (con il miglior suono che io abbia mai sentito)…

P.S.: non so se definire quasi poetico il fatto che questo post sia scritto mentre ascolto Enya…

P.P.S.: in questo post ignoro il punk, perchè pur essendo fenomeno pre-anni 80, sopprime del tutto gli assoli di chitarra, e per quanto mi riguarda una canzone senza un’assolo di chitarra è come una scopata senza l’orgasmo.

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