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Posts Tagged ‘informatica’

KDE SC 4.6

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KDE SC 4.6

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Sicurezza: missione impossibile?

Il POuL organizza un workshop sulla sicurezza informatica, dal titolo “Sicurezza: missione impossibile?”, per giovedì 20 gennaio 2011; appuntamento alle ore 16:15 in aula CG.1.

Il programma, elencato nel dettaglio qui, è decisamente interessante e tocca diversi hot topics di questi ultimi mesi; i relatori sono di sicura qualità, quindi partecipate numerosi!

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Ati control center

Ati control center

Magari è una cosa risaputa, ma io l’ho scoperta (in parte) solo oggi, a mie spese: su Ubuntu 10.10, a differenza che sulla 10.04 (o forse a causa dell’upgrade dalla prima alla seconda), i settaggi di uno schermo esterno non possono essere fatti dal modulo delle impostazioni di KDE, è necessario agire dall’Ati control center, mostrato in figura. E’ una novità che mi ha fatto perdere qualche minuto ieri, abituato ai driver Intel dell’eeepc, dove mi capita più spesso di usare due schermi (o uno schermo ed un proiettore), ma non è questo il problema.

Il problema è che nel primo riavvio del computer senza il monitor esterno collegato, è necessario entrare nel control center ed applicare i cambiamenti, i quali non faranno altro che confermare la presenza di un solo schermo: questo perchè il PC si “ricorda” le impostazioni precedenti ed invia comunque i segnali alla porta VGA; questo è un comportamento differente rispetto al modulo di KDE, che invece è (più furbo ed) autonomo nel ripristinare le impostazioni iniziali, ed ha fatto sì che il mio (povero) Dell si sia spento per surriscaldamento questo pomeriggio, dato che l’invio simultaneo di Urban Terror su entrambi gli schermi (UT infatti ignora il numero di monitor e manda l’output su tutti) ha sovraccaricato la scheda video e provocato lo sgancio dell’alimentazione, con notevole sorpresa mia e di tutti gli altri, dato che stavo anche fungendo da server.

Qualche minuto di raffreddamento è stato sufficiente a far riprendere il tutto, ma certamente è stata una sorpresa del tutto inaspettata e decisamente fastidiosa…

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C’è un nuovo arrivato nel mio PPA: si tratta di Tsung, uno strumento per eseguire test di carico verso server Web ma non solo; è scritto in Erlang, e ne sfrutta tutte le caratteristiche di distribuzione tra i processi per un’esecuzione rapida ed indolore (per il PC da cui viene lanciato), e può essere configurato per lanciare richieste utilizzando HTTP, WebDAV, Jabber, [My|Postgre]SQL ed LDAP.

La configurazione avviene tramite un file XML, che può essere parzialmente generato tramite una sorta di “registrazione” delle proprie azioni: il programma infatti può installare un proxy tramite cui è in grado di salvare tutte le richieste effettuate in remoto, sia http che https, e successivamente si può partire da questo e personalizzarne solamente la configurazione dei client e la tempistica delle richieste stesse.

Offre inoltre la possibilità di effettuare un parsing della risposta del server, per confrontarla con quanto ci si aspetta di ricevere, o di inserire dinamicamente dei parametri ricavati ad esempio da funzioni sviluppate ad hoc in Erlang.

Le statistiche prodotte vengono ricavate tramite diversi agenti in grado di monitorare la rete: il primo è nativo del linguaggio ma richiede configurazioni particolari di ssh; il secondo è SNMP ed il terzo è Munin: entrambi devono essere presenti lato client, sono installabili facilmente sulle distribuzioni più diffuse, ed io personalmente ho puntato sul secondo dato che la configurazione base del nodo è sufficiente allo scopo (si tratta solamente di modificare l’IP in ingresso, da loopback a quello del PC da cui lanciate i client simulati).

Insomma, dateci un’occhiata: i sorgenti del pacchetto Debian erano già presenti sul sito dell’applicativo, quindi il passo verso la pubblicazione nel PPA è stata piuttosto breve, ed i miei test hanno dato esito positivo; in caso di problemi, fatemi sapere!

Edit: ho appena scoperto che esiste un tool secondario installato con il programma, chiamato tsplot, che è in grado di produrre grafici di confronto, mettendo assieme fonti differenti e permettendo così di individuare facilmente variazioni a fronte di diverse configurazioni passate al sistema. Risultati spettacolari…

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Oggi ho pubblicato il progetto scritto per la mia tesi di laurea specialistica (il cui testo sarà inserito tra le pubblicazioni dopo il 20 dicembre) su Github, è possibile scaricare il codice sorgente sia del framework che della demo.

CREST-Erlang è un framework Web in grado di supportare il paradigma Computational REST, uno stile architetturale che evolve REpresentational State Transfer e permette la trasmissione di computazioni assieme ai dati.

Ho una lista di ulteriori modifiche da integrare, in parallelo ad un articolo che sto preparando per l’università, e qualunque nuova modifica verrà quindi inserita nel repository pubblico; il tutto è pubblicato sotto licenza LGPL (salvo le librerie integrate, che seguono le proprie licenze, ed i moduli per la demo che sono pubblicati sotto GPL), ed è utilizzabile all’interno di progetti compatibili. L’ultima versione è la 0.7.1, quindi si consiglia di non andare oltre il test delle applicazioni.

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iCTF 2010

Un quarto d'ora dalla fine...

Un quarto d'ora dalla fine...

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(Nota: ripropongo qui un post che sto pubblicando su Slacky.eu, dato che è un ricordo di come sono passato da Windows a Linux…)

Io, ironia della sorte, ho scoperto Linux su Win Magazine! Lo compravo agli inizi del decennio quando facevo le superiori, ed in un numero avevano presentato una di quelle “distribuzioni” che si installavano sulle fat32 e si facevano girare da lì… e quello è stato l’inizio. Poi ho anche provato Knoppix, che ho scaricato di straforo dove trovavo una connessione decente (dato che a casa 56k) ad ogni uscita di una nuova versione.
Poi, estate 2003, ho installato Mandrake, con una tensione che si tagliava col coltello dato che l’ho messa in parallelo a Windows sul pc di casa, e se fosse andato a p… il ridimensionamento della partizione, sarei stato un po’ nella m…a. Ma per fortuna andò tutto bene!
Ma quella Mandrake è durata poco, sono passato quasi subito a Slackware 9, che per quanto mi riguarda rimane la migliore, su un p2 400 faceva boot da zero a KDE caricato in qualcosa come 30/40 secondi, prima di hal dbus ed i mille servizi che ora vengono lanciati all’avvio; ricordo che quando cambiai hardware sotto il naso dell’hard disk, passando da un p2 ad un p3, windows esplose ma linux resse perfettamente, dovetti solo ricompilare Alsa…

Knoppix l’ho poi usata il primo anno di università (2004), dato che era a sbattimento minimo, ma è durata un anno accademico: poi 6 mesi di Slack, ed infine Ubuntu (che dura dal gennaio 2006 ad oggi). And that’s all, folks! 🙂

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alex@alex-laptop:work$ du -sh giochi/nwn/
11G     giochi/nwn/

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(Premessa: ieri ho consegnato la tesi, di conseguenza il lavoro è sostanzialmente finito, e l’appello di laurea è confermato per il 20 dicembre; è ora di rispondere ad un po’ di richieste che ho ricevuto sull’argomento del mio elaborato, premesso che per una descrizione dettagliata del lavoro e le relative conclusioni dovrete venire alla mia laurea o a scelta aspettare i giorni successivi, quando pubblicherò il PDF)

Il progetto che verrà presentato il 20 dicembre ha avuto origine da una ricerca più ampia riguardante sistemi in grado di adattarsi a runtime al contesto all’interno del quale si trovano ad operare, e possano perciò modificare il proprio funzionamento, i servizi offerti ad eventuali client o il modo in cui sfruttano servizi a loro offerti in base a modifiche dell’ambiente o delle condizioni di funzionamento proprie dei sistemi stessi considerati. Due sono stati i settori di questa ricerca su cui il lavoro si è concentrato: il primo riguarda gli stili architetturali in grado di supportare questo paradigma, mentre il secondo riguarda i linguaggi di programmazione più adatti per sviluppare programmi di questo tipo.

Per quanto riguarda i primi, la condizione è che riescano a garantire scalabilità e ad isolare quelle parti del software che effettivamente possano richiedere un aggiornamento; l’esempio primo di architettura è REST, che essendo alla base del Web di oggi è evidentemente in grado di supportare uno scenario dinamico come quello di Internet, mentre l’esempio che segue immediatamente è Computational REST, una sorta di evoluzione del primo sviluppata da alcuni ricercatori presso l’Università della California presso Irvine, il quale riprende alcuni concetti di codice mobile e li integra in un’infrastruttura costruita sul protocollo HTTP, per costruire un Web in cui l’attenzione non sia più sul contenuto ma sulla computazione: per semplificare molto (forse troppo), da un certo punto di vista potreste vedere questa visione come un AJAX “on steroids“: invece di avere semplice codice Javascript che si muove nella Rete, ci sarebbe codice vero, scritto in linguaggi di programmazione “reali” e veramente eseguito dalle macchine…

Per i linguaggi, invece, una disamina dei più promettenti è stata fatta nell’articolo scritto per il corso di “Argomenti avanzati di Ingegneria del Software“, e tra i migliori è emerso Erlang, un linguaggio di programmazione funzionale orientato alla concorrenza: esso supporta non solo la creazione e gestione di migliaia di processi leggeri, distribuiti dinamicamente sui core di una singola macchina o addirittura tra macchine di una rete, ma permette anche l’aggiornamento dinamico del codice: un applicativo può infatti subire l’aggiornamento di uno o più moduli “a caldo”, senza dover fermare il servizio e senza che le istanze del codice precedente l’aggiornamento vengano fermate o in qualche modo disabilitate.

L’idea della tesi è stata quindi di mettere insieme l’architettura CREST, in origine sviluppata in Scheme, ed Erlang, e verificare se l’utilizzo di un linguaggio di programmazione in grado di offrire numerose facilitazioni sia per la comunicazione tra processi che per l’aggiornamento dinamico del codice avrebbe ben supportato tale architettura. Per i dettagli e le conclusioni sia sul linguaggio che sull’architettura, non posso anticiparvi nulla: vi aspetto a dicembre!

P.S.: dopo l’appello di laurea seguirà un secondo post con le conclusioni ed un paio di riflessioni personali sullo sviluppo di Internet, se non doveste farcela ad essere presenti vedrò comunque di soddisfare la curiosità che questo post vi dovrebbe lasciare…

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