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Posts Tagged ‘informatica’

Richard Stallman

Richard Stallman

Ecco Richard Stallman, mentre espone il suo keynote conclusivo alla “V Conferenza Italiana sul Software Libero” (link). Discorso particolarmente denso di significati, in cui RMS ha esposto le varie minacce alla libertà degli utenti delle tecnologie del ventunesimo secolo, limitazioni imposte da aziende, che inseguono il profitto puro e semplice calpestando dette libertà, o da governi miopi se non collusi con queste aziende. Come sempre, tutto estremamente ideologico e le soluzioni ritengo siano complesse e per le quali bisogna trovare un compromesso tra le parti, ma resta il fatto che le questioni sollevate (il cloud ed i propri dati in mano a terzi, il software proprietario, la censura su Internet, la condivisione etc) sono reali ed è necessaria una riflessione da parte dei governi più approfondita e che sia meno orientata verso una mera limitazione delle libertà dell’individuo. Tutto questo, peraltro, a seguito dell’altra importante conferenza con Google ed il trattamento dei dati personali, tenutasi mercoledì scorso.

Approvato anche il passaggio per la sede POuL con foto di gruppo.

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I have just published the packages for the latest version (R14B03) of Erlang: as usual, you can find them in my PPA.

As a reminder, they have been backported directly from Debian Unstable, without changes, so they work for me and may work for you, but I have published them “as are“, and I am not taking any responsibility for bad behavior.

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POuL 2001-2011

POuLMi

POuLMi

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[…] In this last resort, I appeal to you, representatives of the programming profession in the United States, and citizens concerned with the welfare and safety of your own country and of mankind: Do not allow this language (ADA, N.d.R.) in its present state to be used in applications where reliability is critical, i.e., nuclear power stations, cruise missiles, early warning systems, anti-ballistic missile defense systems. The next rocket to go astray as a result of a programming language error may not be an exploratory space rocket on a harmless trip to Venus: It may be a nuclear warhead exploding over one of our own cities. An unreliable programming language generating unreliable programs constitutes a far greater risk to our environment and to our society than unsafe cars, toxic pesticides, or accidents at nuclear power stations. Be vigilant to reduce that risk, not to increase it.

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Benchmarks

(Nota bene: ciascuno dei test riportati sotto ha una scritta che indica se il valore massimo o il valore minimo sono da considerarsi meglio come performance)

Ho passato l’ultimo weekend a casa a giocare con la test suite di Phoronix, più che altro con l’intento di mostrare quanto pena faccia l’Atom N270, anche comparato ad un AMD Sempron Mobile di sei anni fa. Posso dire che la missione è discretamente riuscita, per quanto in realtà la gran parte dei test di CPU che ho lanciato misurino le performance sfruttando uno solo dei core disponibili (se sono più di uno, come nel caso dei miei due Atom). Per aumentare il divertimento, ho anche lanciato gli stessi test sul Core 2 Duo del mio portatile serio.

Innanzitutto, ecco un’overview dei sistemi coinvolti:

Systems

Systems

Ed ecco il test CPU maggiormente significativo, dato che sfrutta appieno la parallelizzazione (se disponibile):

Parallel BZIP2 compression

Parallel BZIP2 compression

Vorrei far notare come il Core 2 Duo vinca in maniera quasi imbarazzante sugli altri computer, e come invece il computer desktop, quello equipaggiato con l’AMD Sempron Mobile 3000+, perda dai due Atom ma di soli 8 secondi su 240 (il 3-4% circa), a dimostrazione di quanto siano estremamente lenti questi ultimi processori (che sono una delle prime generazioni, ormai hanno due anni di vita circa).

A titolo esemplificativo, riporto uno dei test mono-core:

BYTE test

BYTE test

In questo caso, l’unico core del Sempron vince sul singolo core dell’Atom, perdendo clamorosamente dal singolo core Intel. Infine, ecco un test sui dischi (lanciato con client count a 1, data la durata di detto test ed il poco tempo a disposizione nel weekend passato a casa):

Dbench - 1 client

Dbench - 1 client

Il fatto che l’Eeebox perda così tanto anche solamente dall’Eeepc spiega in parte la lentezza estrema di quella macchina, confrontata con un sistema molto simile ad essa. Il desktop è equipaggiato con un Sata1, degli altri non ho controllato i dettagli sull’interfaccia a disposizione (suppongo sia una Sata2 per il Dell, dato che asfalta democraticamente tutti gli altri).

Insomma: l’N270 fa veramente pena, e tra i due Eee, il Box è veramente vergognoso (causa dischi, essenzialmente). Non ho fatto test grafici, dato che la Radeon 9200 del PC desktop usa i driver open source che sono inguardabili, ed i due piccoli hanno una scheda Intel piuttosto vecchiotta. Ah, non mi ritengo troppo responsabile di eventuali incomprensioni con l’interpretazione dei dati della test suite, dato che è la prima volta che la uso…

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(Edit: lo davo per scontato, ma meglio chiarirlo: nel grafico sottostante l’asse Y è misurato in millisecondi di esecuzione per ciascun test, quindi un valore inferiore è preferibile)

Uno dei punti di forza da sempre declamati di Erlang è la capacità del runtime di gestire la concorrenza anche di migliaia di processi leggeri, grazie alle capacità del runtime, sviluppato appositamente attorno (tra le altre cose) a questa caratteristica. E’ anche il motivo per cui si dice che linguaggi concorrenti implementati su altre macchine virtuali (ad esempio, Scala sulla JVM) non potranno mai avere le medesime prestazioni.

Ebbene, dopo un post intrigante in una mailing list, ho esplorato le prestazioni del progetto Erjang (Erlang sulla JVM) versus Erlang stesso, utilizzando un programma di test distribuito direttamente con i sorgenti di quel progetto: gli autori di Erjang stesso dichiarano che le performance sono, in media, in linea con quelle del runtime originario; il mio test è stato fatto sull’Atom N270 dell’Eeepc, ed è interessante vedere come in alcuni punti la versione Java riesca ad avere le performances più alte.

Grafico del confronto

Grafico del confronto

Ammetto di non aver fatto i test in modo eccessivamente scientifico, in ogni caso i valori sono stati presi alla seconda esecuzione del test stesso, supponendo che la prima possa essere inficiata dal caricamento o dalla compilazione del codice.

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(tratto da un mio post in una mailing list)

[…] Allora, il concetto che sta alla base di ogni forma d’arte è il seguente: le persone che ci si applicano sono poste in una struttura piramidale (inevitabilmente), dove in cima ci sono i geni, alla base tutti quelli che lo fanno per diletto ma senza esserne minimamente portati, nel mezzo tutti i vari livelli di bravura.

Oggi il sistema pone un’asticella ad una certa altezza: se devi scrivere una voce di un’enciclopedia medica, devi essere un medico con determinate referenze, se vuoi pubblicare un libro, questo deve essere interessante, se vuoi pubblicare un album devi essere musicalmente valido.

Ovviamente questa validità non è oggettiva, ma soggettiva sulla base del pubblico che si vuole avere: twilight ha un suo pubblico (indovina dove si colloca nella scala culturale tale pubblico?), ma anche il nome della rosa ha un suo pubblico; lady gaga ha un suo pubblico, ma anche $gruppo_jazz ha un suo pubblico.

Se tu abbassi l’asticella, automaticamente aumenti il numero di persone che possono fare quella cosa, dai loro gli strumenti e la visibilità: in questo modo recuperi quei pochi che per qualche motivo erano rimasti tagliati fuori dal sistema, ma la stragrande maggioranza sarà mediocre; è esattamente come togliere un test d’ingresso da un corso di studi, o non bocciare più alle scuole superiori (ogni riferimento allo stato attuale delle cose è puramente casuale).

Ora, il fatto che quello “strato” possa pubblicare le proprie forme d’arte non è un problema in sè, io stesso pubblico video su youtube e scrivo su un blog, lo faccio principalmente per me e per vedere se qualcuno mi vede/legge, se nessuno lo fa, pace.

Ma se queste persone invece scrivono (ad esempio) di una materia senza conoscerla o senza conoscerla a fondo, ecco che il livello culturale medio scende. Se una persona qualunque scrive sul blog post da giornalista, ma non fa il lavoro di un giornalista (es. le fonti) perchè nessuno glielo ha insegnato, magari avrà un signor seguito: magari io e te non lo leggiamo, ma questo non toglie che possa anche fare migliaia di visite. Si chiama (nel caso del giornalismo) qualunquismo.

Il fatto (citato da Keen) che Wikipedia non ti richieda delle credenziali per scrivere di fisica, fa sì che le voci di fisica possano essere cannate alla grande, e non è detto che la gente se ne accorga, e magari se ne accorge dopo parecchio tempo, e nel frattempo un certo numero di persone le hanno prese per buone. Tutti siamo incappati in voci senza una bibliografia decente, in genere ce ne allontaniamo, ma non tutti lo fanno.

Non tutti fanno una scuola superiore tale da renderli capaci di scrivere un articolo, in questo Paese non ci sono solo licei, ma anche istituti tecnici e professionali, non tutti hanno fatto il percorso di studi che noi stiamo facendo.

Ribadisco, questo non vuol dire che sia tutto da buttar via, ma certamente le cose presenti su Internet (soprattutto testi) vanno prese cum grano salis, e deve esserci qualcuno che ti insegna a prenderle in questo modo, a fare una chiamiamola “navigazione critica”. La scuola oggi insegna a farlo?

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Una riflessione forse inaspettata per me, ma è più o meno una conseguenza di una discussione avuta qualche tempo fa sull’argomento, ed a cui vorrei aggiungere un particolare che ho scoperto ieri.

In questi giorni sto giocando a Far Cry, uno sparatutto piuttosto divertente ed interessante da un punto di vista tecnico, immersivo alla grande e che in definitiva mi piace molto; sapendo che ne esiste un seguito, Far Cry 2, sono andato a cercarne una recensione (decisamente positiva) ed il prezzo su Steam. A quel punto, naturalmente, ho guardato i trailer ed i video sul gameplay che erano presenti, e vorrei attirare l’attenzione sul terzo che viene visualizzato su Steam.

Il video in questione presenta la seguente feature del gioco: il presentatore mostra come possa essere utile limitarsi a ferire un avversario, così da attirare i suoi compagni verso di lui per aiutarlo ed avere quindi la possibilità di sparare a tutti ed eliminare un maggior numero di nemici contemporaneamente. Viene anche sottolineato, verso la fine, di verificare che le persone a cui si ha sparato siano effettivamente morte, e per fare questo il giocatore protagonista spara sui corpi già a terra, “finendo” eventuali sopravvissuti.

Ora, quelli presentati sono, da un punto di vista strettamente di gioco, degli ottimi consigli che permettono al protagonista di avere maggior successo; da un punto di vista squisitamente tecnico sono altrettanto interessanti, in particolare il comportamento dell’Intelligenza Artificiale è sempre più corrispondente alla realtà, aumentando il realismo del gioco stesso. Ma, mi domando, che conseguenze ha questo video nella psiche?

E non sto parlando solo del gioco in sè, ma proprio del mostrare esplicitamente queste caratteristiche: io voglio pensare che alla mia età il giocare a queste cose non mi crei dei problemi e mi permetta di distinguere esplicitamente tra “sogno e realtà”, ma ad un ragazzino? Certo, l’ESRB inserirà esplicitamente l’indicazione dell’età consigliata, ma in quanti realmente seguiamo quell’etichetta? Un conto era dieci anni fa, quando l’inverosimiglianza dei videogiochi era chiaramente distinguibile, essenzialmente per povertà tecnologica, ma oggi le reazioni “fisiche” del mondo virtuale sono assolutamente realistiche, e chi mi fa pensare che il giovanissimo, che non è detto sia già in grado di capire dove finisce il virtuale ed inizia il reale, sarà in grado di capire che quella scena violenta è e deve restare confinata in quello schermo?

Meditate, gente, meditate…

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Nuovo PC fisso

Nuovo PC fisso

Ecco una schermata della Ubuntu 10.10 appena installata nel nuovo PC fisso, in cui si è reincarnato il mio vecchio portatile (qui la sua elegia): ho infatti recuperato il Sempron (che peraltro ha ormai compiuto 6 anni) e l’ho inserito in una scheda madre adeguata, recuperato un po’ di componenti vari et voilà!

… peraltro ho messo un dissipatore enorme, 24° a riposo credo che quella CPU non li avesse mai visti…

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Ecco il video dell’intervento, le cui slide le potete trovare qui:

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